Sì! Puoi Dirlo Forte – In cammino per l’Italia che cambia

Referendum
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Camminare è un fatto eminentemente politico. Si cammina per testimoniare una fede, per promuovere un’idea o per completare un voto. E per ascoltare.

Pubblichiamo il testo in cui Tobia Zevi spiega il senso di “Sì! Puoi Dirlo Forte – In cammino per l’Italia che cambia”, un’iniziativa “alternativa” di sostegno alla riforma costituzionale che consiste in una marcia a piedi per le venti regione italiane fino al voto del 4 dicembre. Il cammino prevede un meccanismo di crowdwalking: visitando l’apposita sezione del sito www.puoidirloforte.it sarà possibile, per chiunque, partecipare alla campagna donando dei chilometri e mettendosi in strada, fino a raggiungere il primo obiettivo collettivo del 1000 chilometri per il sì.

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Camminare. Da solo e in compagnia, per strada e in campagna, per raggiungere una meta o solo per schiarirmi le idee. Si suda e si soffre anche, camminando. In questo caso scegliamo le gambe per fare politica, per testimoniare – attraverso lo sforzo fisico – l’importanza di un’idea e di una battaglia. Nel passato, in Italia, personaggi forse un po’ più importanti hanno fatto altrettanto: Danilo Dolci, nella Sicilia degli anni Sessanta, si “mise la terra sotto i piedi” (la citazione è di Italo Calvino) per gridare al mondo lo scandalo di una società che acuiva le diseguaglianze sociali; poco dopo, Aldo Capitini intraprese un’esperienza analoga per invocare sulla sua terra e sul mondo l’avvento lontanissimo e urgente della pace.

Oggi camminiamo per sostenere il “sì” al referendum. Una riforma della nostra Costituzione e del nostro ordinamento dello Stato che rappresenta un bisogno molto concreto di maggiore efficienza amministrativa, certo, ma anche una sfida per la nostra generazione. In definitiva, la necessità del cambiamento. In un mondo che si trasforma rapidamente e in modo tumultuoso, noi italiani siamo vittime di una sorta di rassegnazione: l’Italia è una potenza industriale (la seconda realtà manifatturiera d’Europa), un luogo dove gli stranieri amano venire e risiedere, uno dei centri mondiali della cultura e del patrimonio artistico, paesaggistico e architettonico. Eppure facciamo fatica a credere in noi stessi. Tutto pare irriformabile, condannato alla stasi. Per questa ragione – anche al di là del merito della legge – questa battaglia elettorale è cruciale, per tutti gli italiani e per i giovani in particolare. Non possiamo accettare che il nostro paese sia immobile: il Sì al referendum è l’occasione concreta che ci viene data, ora, perché questo non accada.

Nei mesi scorsi, a Roma, abbiamo fondato l’associazione “Roma! Puoi dirlo forte”, un gruppo di professionisti, ricercatori, militanti, imprenditori e attivisti che hanno lavorato volontariamente per proporre idee e progetti alla città. Siamo diventati amici e continuiamo a lavorare per un futuro che arresti la decadenza della capitale d’Italia. Da quella esperienza ci siamo mossi e abbiamo immaginato una forma diversa di impegno politico per supportare il “sì” nel referendum. Parto da solo, ma so di avere alle spalle persone che stimo, che ci credono senza chiedere nulla in cambio e che sono pronte ad aggiungersi strada facendo. Un passo dopo l’altro per incontrare, in tutte le regioni italiane, le persone che non si arrendono, che lottano per eliminare le ingiustizie sociali, per scardinare l’arroccamento della burocrazia, per combattere la solitudine e che non accettano il declino.

Camminare è un fatto eminentemente politico. Si cammina per testimoniare una fede, per promuovere un’idea o per completare un voto. E per ascoltare, ciò che i politici raramente fanno: ci si incontra guardandosi negli occhi, allo stesso livello, lentamente, dandosi il tempo di capire e di pensare. Senza separazioni e gerarchie. Non è un caso che camminare in città sia ormai un esercizio quasi impossibile – tanto più per i bambini – e che nei grandi agglomerati ci si senta sempre più soli. Possiamo essere in tanti: dobbiamo imparare a camminare insieme.

Parto tra qualche giorno, confidando nella clemenza del tempo e negli incontri che farò sulla mia strada. Ricordando la massima di Michel de Montaigne – si ama più la caccia della preda – ma consapevole dell’importanza della posta in gioco.

Camminerò sorridendo e spiegando le ragioni del… #SìPuoiDirloForte

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