Tivoli e non solo. Non ci si rende conto di quanto l’acqua faccia paura

Maltempo

Le scelta di non investire nella prevenzione del rischio idrogeologico e le conseguenze che paghiamo a caro prezzo.

Una volta un sindaco di un piccolo comune del Lazio mi disse: “Signorì, se metto 4-5 panchine e du’ vasi de fiori piglio 80 voti, mentre per rifà il depuratore, devo spendere tre volte tanto e non se ne accorge nessuno.” All’epoca scrivevo spesso di tutela ambientale e di territorio e nel caso specifico, avevo chiesto al primo cittadino il perché, lui e altri sindaci di comuni vicini, non volessero investire nella depurazione delle acque.

Una frase che mi è tornata in mente ieri, forse riportata a galla dall’acqua dell’Aniene (i cui affluenti sono straripati) che ha investito case, aziende e costretto alcuni abitanti a mettersi in salvo sui tetti.

798988bc-194d-4d81-82ba-1e1b6a86d82bUna donna è stata presa dal panico e ha avuto un arresto cardiorespiratorio ed è stata soccorsa dai volontari del radio soccorso della Protezione civile. Salvato anche un uomo e due bambini che erano rimasti in automobile incastrati dall’acqua e dal fango. Quattro persone sono state, invece, prese con l’elisoccorso che è dovuto intervenire, con i mezzi anfibi, nella zona industriale della città. Anche io me la sono vista brutta: tornavo a casa, da Roma a Tivoli, con lo scooter e solo per un soffio non sono stata travolta dalla piena. Non ci si rende conto di quanto l’acqua possa fare paura. La sua violenza che travolge e copre tutto lascia sbalorditi.

 

 

AvI0vVgnoujOsoXFhFZnEnTQ5yKS1-R0zNVLCd3wWj9xPurtroppo altre persone non sono state fortunate come me e al momento risultano quattro morti in Italia per i danni provocati dal maltempo. Per tutta la serata ho continuato a ricevere foto e video di amici, alcuni imprenditori, che erano rimasti intrappolati e comunque non volevano lasciare le loro aziende. L’intervento dei vigili del fuoco e della protezione civile è stato, per alcuni, indispensabile. Tanti hanno perso tutto: attrezzature, materiali, capannoni. Insomma sono rimasti con un pugno di fango in mano.

Il problema della fragilità del nostro territorio e dell’esposizione al rischio di frane e alluvioni riguarda molte aree della Penisola. In ben 6.633comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico che comportano ogni anno un bilancio economico pesantissimo, intollerabile quando è pagato con la vita.

Come è spiegato dal sito #Italiasicura “paghiamo costi stellari a nostra insaputa. Lo stress ambientale e il dissesto consumano una fetta sempre più elevata del bilancio dello Stato. Sappiamo che 1 euro speso in prevenzione fa risparmiare fino a 100 euro in riparazione dei danni. Ma siamo tra i primi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto.”

Il quadro delineato è da bollino rosso: “Dal 1945 l’Italia paga in media circa 3.5 miliardi. Dal 1950 ad oggi abbiamo contato 5.459 vittime in oltre 4.000 tra frane e alluvioni. Il dissesto idrogeologico è una delle ragioni dell’aumento del gap infrastrutturale nel nostro Paese”.

Ecco, in poche parole, il responsabile non è il maltempo. E’ colpa dell’uomo e della sua la filosofia del “meglio una panchina” che ci porta a spendere una quantità enorme di soldi per far fronte alle emergenze mentre ci si dimentica di pulire fossi e fare la manutenzione agli argini dei fiumi.

 

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