Tina Anselmi partigiana della democrazia

Politica
Tina Anselmi in una foto d'archvio. ANSA/

Ci hai lasciato consegnandoci una grande eredità: quella della bella politica e della dignità femminile

Cara Tina Anselmi, ci hai lasciato nel riserbo della tua casa a Castelfranco Veneto. Da parecchio tempo non sentivamo più la tua voce chiara e non vedevamo quel tuo sorriso largo, limpido, accogliente. Ma non abbiamo mai dimenticato le parole che pronunciavi e la bellezza del tuo sorriso. Ci hai lasciato consegnandoci una grande eredità: quella della bella politica e della dignità femminile.

Sapessi quanto è stato importante in questo anno in cui in tante scuole si è discusso con i giovani e le giovani dei Settant’anni della nostra Repubblica e della conquista del voto alle donne poter raccontare loro la storia della partigiana Gabriella, insieme a quella di Teresa Noce, Teresa Mattei, Lina Merlin e tante altre. La scelta di diventare partigiana come racconti nel bel libro “Storia di una passione politica” la maturasti dopo che, giovane studente dell’Istituto Magistrale di Bassano del Grappa, foste costrette dai fascisti ad assistere alla impiccagione di 43 giovani che erano stati presi dopo un rastrellamento sul Grappa. Ti confrontasti con il tuo parroco e con gli amici dell’Azione Cattolica alla quale eri iscritta. Avevi 16 anni e diventasti staffetta della brigata autonoma Cesare Battisti. Colpisce la tua ironia a proposito della paura che i partiti avevano che le donne non esercitassero il diritto di voto, disertando le urne, che non erano pronte. “Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini”.

Il tuo impegno politico cresceva e si qualificava, diventavi un’autorevole dirigente della Democrazia Cristiana. Ma il tuo legame fondamentale era con la gente della tua terra, con le donne delle filande di cui ricordavi le mani “lessate”, mani doloranti dopo che erano state tutto il giorno nelle bacinelle di acqua bollente per lavorare i bossoli. Non a caso quando nel 1976 sei diventata la prima Ministra, donna Ministra al Lavoro, ti sei dedicata a promuovere i diritti delle lavoratrici come conferma l’importante legge che porta la tua firma, legge n. 903 del 1977 “Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro” costruita in dialogo con le donne dei sindacati, di tutti i partiti ed associazioni femminili. Perché questo era il tuo, il vostro, modo di concepire l’esercizio della rappresentanza e l’azione di governo: rapporto quotidiano con le persone e dialogo con tutti i soggetti sociali. Eri disponibile a misurati con le elaborazioni innovative come potei constatare nel 1987 quando ti consegnai la proposta di legge di iniziativa popolare “Le donne cambiano i tempi”.

Si parlava di tempi di vita e di lavoro, di conciliazione tra lavoro e famiglia. Si proponevano i congedi parentali e si prevedeva il diritto alla paternità. Elaborazione guardata con sufficienza dagli uomini compresi quelli del mio partito (il PCI ) ma molto apprezzata da te, da Nilde Iotti e da trecentomila donne che la sottoscrissero, dalle braccianti del caporalato alle imprenditrici. Ci sono alcuni momenti che mi legano in particolare alla tua persona.

Erano gli anni settanta, eravamo nel pieno dello scontro terroristico che portarono alla morte di Aldo Moro. Tu eri Ministra Della Sanità. Io ero una giovane dirigente della Federazione Giovanile Comunista a Torino. Fu una scoperta dolorosa l’esistenza di un terrorismo rosso e fu sconvolgente la morte di Aldo Moro. Ma, Cara Tina, ti assicuro che fu molto difficile per giovani con i nostri ideali sostenere un governo delle Larghe Intese presieduto da Giulio Andreotti.

Massimo D’Alema, il nostro segretario, ed Enrico Berlinguer ci convinsero sollecitandoci a praticare un rigoroso riformismo che metteva sul piatto del governo i problemi dei giovani e pretendeva delle soluzioni. Ricordo le battaglie unitarie per il lavoro, per la riforma del Servizio Militare. Ma, ricordo in particolare quel 1978 con te Ministra della Sanità e l’approvazione delle tre leggi della “speranza”: la 833 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, universalistico e solidale, la riforma della psichiatria, legge Basaglia, la legge 194 sulla tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della Gravidanza. Leggi che erano il frutto di intense battaglie sociali. In particolare le donne. Leggi che avevano lacerato il paese, le forze politiche ma che avevano anche consentito l’intrecciarsi di un dialogo profondo tra persone differenti per storia e cultura.

Ricordo il tuo con Giovanni Berlinguer. Ricordo il dialogo tra le donne. Quelle riforme difficili furono approvate in un momento eccezionale perché ancora una volta nella politica prevalse il dialogo, l’ascolto della società. Tu ne fosti una eccezionale protagonista. Quando nel 1987 entrai in Parlamento con tante altre donne giovani, tra cui Anna Finocchiaro, fu grazie ad una battaglia per la democrazia paritaria che conducemmo con la forza di un progetto politico, la Carta delle Donne “Dalle donne la forza delle donne”.

Vincemmo , anche se il PCI perse molti voti e non fu facile essere orgogliose e far valere il senso di quel risultato quando il tuo partito perde. Ricordo quando in Parlamento mi cercasti, mi venisti incontro, per congratularti: “ma come avete fatto… come siete state brave”. Non sai quanto coraggio mi diede quella tua stretta di mano, quel tuo sorriso largo che incrociavo direttamente per la prima volta.

Mi ha sempre colpita il rispetto e l’amicizia che c’era tra donne democristiane e donne comuniste, il tuo legame con Nilde Iotti, ma anche con Giglia Tedesco e Marisa Rodano. Con noi più giovani. Sono convinta che le donne siano state un nerbo fondamentale della grande esperienza dell’Ulivo di cui tu fosti convinta sostenitrice. Ti ricordo gli ultimi anni quando non eri più parlamentare. Capitava di incontrarti in qualche riunione di donne o in Parlamento. Ti fermavi “come va, cosa succede, cosa fai?”, chiedevi curiosa guardando negli occhi e dando fiducia. Tu sapevi trasmettere fiducia a chi era più giovane. Grande dote che bisogna saper esercitare in ogni tempo. Soprattutto in quello attuale. Hai scritto: “Sì, sono stata una ragazza fortunata, noi giovani del dopoguerra siamo stati fortunati perché non ci è mancato l’insegnamento, anche da parte dei nostri capi politici, che per noi sono stati dei maestri; da loro abbiamo imparato, innanzitutto, che la democrazia non è tale se non ha profonde radici etiche. E questa lezione è una lezione che non si cancella. Jacques Maritain ha scritto una cosa molto bella: non si costruisce democrazia se non c’è amicizia. Allora eravamo amici, quando pur eravamo avversari”. Grazie carissima Tina . Donna semplice. Madre della nostra Repubblica.

 

 

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