Telefona tra vent’anni

ControVerso
Un tecnico al lavoro con una centralina telefonica.            ANSA/FRANCO SILVI

Nel XXI secolo italiano torniamo indietro di cento anni e il telefono diventa buono per tante cose meno che per parlare

Siamo nel XXI secolo, il secolo della comunicazione. Smart phone, internet, Skype, messaggistica di ogni genere. Sempre connessi h24 e a 360 gradi. Poi capita che abbia bisogno di esporre un problema che riguarda l’Associazione che presiedo, (ancora per poco) a un uomo di Governo ( tranquilli , non è Renzi). Cerchiamo di incrociare le agende, ma lui sta partendo per alcuni giorni e il tutto viene rinviato di una settimana. Con qualche danno collaterale per il buon andamento delle cose, che pagheranno soprattutto i cittadini. Avremmo potuto parlarne al telefono e in 5 minuti probabilmente la cosa si sarebbe risolta con vantaggi per tutti . Ma non lo facciamo. Perché ? Perché non ci fidiamo più a parlare al telefono .

“Ma allora dovevate parlare di qualche cosa che non volete fare sapere”, dirà subito qualcuno. No, assolutamente no, anche se l’idea che la riservatezza sia diventata una parolaccia mi fa inorridire. Ma se mi immagino come potrebbero essere riportate le nostre parole , pubblicate da un giornale, fuori da ogni contesto e magari accompagnate da un titolo malizioso, perdo ogni certezza.

Ogni cosa può essere letta a viceversa , un normale dialogo sulle cose da fare diventare “una pressione indebita”, una promessa ad occuparsi del problema un pezzo di un “traffico di influenza “ o il tentativo di conquistare “ un voto di scambio”. Non ci sarebbero motivi per essere ascoltati dal famoso maresciallo che ormai molti pensano sempre presente come terzo incomodo di una conversazione telefonica fra uomini pubblici. Ma ormai chi può dirlo? Abbiamo visto troppe persone che non c’entrano niente essere tirate in mezzo senza ragione e nessuno si fida più. Cosi nel XXI secolo italiano torniamo indietro di cento anni e il telefono diventa buono per tante cose meno che per parlare. Per fortuna sono un appassionato lettore di Tex Willer. Proverò con i segnali di fumo.

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