Superare il rumore populista è la vera sfida che unisce i progressisti

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Il frastuono delle sterili polemiche, delle paure evocate, della rabbia in versione digitale, della divulgazione di notizie false o nozioni inesatte. Sono tutti elementi refrattari rispetto alla modernità

Il nuovo bipolarismo è welcome vs keep out, tra chi abbassa il ponte levatoio e chi lo tiene alzato. A partire dal futuro. Da una parte c’è una schiera di persone impegnate a costruire ponti e capaci di guardare lontano. Dall’altra, chi vuole chiudersi proponendo anacronistiche barriere in una società che viceversa, è sempre più permeabile. Su un versante c’è chi parla di temi comuni come comuni sono le possibili soluzioni alle sfide globali, dall’altro chi fa dei timori e dei pregiudizi i propri argomenti.

Il Front National in Francia, il partito polacco “Diritto e giustizia”, l’Alternative für Deutschland in Germania rappresentano soltanto alcuni esempi della seconda categoria. Dell’AfD in particolare si è sentito parlare ultimamente almeno in tre occasioni, ovvero per le elezioni che si sono svolte nel Meclemburgo, a Berlino e in Bassa Sassonia. Se in quest’ultimo caso il partito guidato dalla poco più che quarantenne Frauke Petry è arrivato addirittura quarto, è nelle altre due consultazioni elettorali che ha fatto davvero notizia.

Nel Meclemburgo infatti è arrivato addirittura secondo, dopo Spd ma superando Cdu. A Berlino invece Spd ha ottenuto il 21,6% delle preferenze e ha registrato circa 6 punti in meno rispetto al 2011, Cdu il 17,6 % perdendo circa 5 punti percentuali mentre Alternative für Deutschland è arrivata al 14,2%. I dati in questo caso sono particolarmente significativi perché, oltre al fatto che questo partito 5 anni fa non era presente, si deve considerare che la partecipazione al voto è aumentata del 6,7% rispetto al 2011, ed è quindi riuscito a convincere parte di chi in passato decideva di non recarsi proprio alle urne. Se lasciamo chi si concentra sulle differenze e sulle distanze e spostiamo invece l’attenzione sui progressisti, troviamo leader che aspirano a condurre il popolo lungo un percorso delineato, che vada oltre l’inutile rumore di sottofondo.

Di quale rumore parlo? Del frastuono delle sterili polemiche, delle paure evocate, della rabbia in versione digitale, della divulgazione di notizie false o nozioni inesatte, frutto dell’inspiegabile rigetto della competenza. Ancora, della lamentosa litania di chi rifiuta il futuro, della eco di opinioni e pregiudizi urlati al posto della verità.

In breve, mi riferisco a quel brusio più o meno forte e costante a cui rischiamo di abituarci. Oltrepassare questo rumore dannoso è la sfida comune ai progressisti, non è un caso quindi che essi spesso si incontrino per discuterne. Un’occasione è stata data dalla Fifth Replenishment Conference del Global Fund, l’organizzazione che fa da tramite tra Governi, società civile e privati per contrastare AIDS, tubercolosi e malaria, ospitata a Montreal pochi giorni fa.

A fare gli onori di casa c’era Justin Trudeau, leader del Partito Liberale, diventato lo scorso ottobre il secondo Primo Ministro più giovane del Canada dopo ben nove anni di governo conservatore. Lo stesso che nella medesima città soltanto il 14 e il 15 settembre aveva riunito esponenti del mondo politico e non, provenienti da diversi Paesi per permettere un confronto tra le altre cose, anche su innovazione, diversità, prosperità inclusiva e democrazia digitale in occasione del Global Progress 2016.

Tra gli ospiti c’era anche Sadiq Khan, «La mia storia è una storia di Londra» si legge sul suo sito web e la sua è quella di un uomo con alle spalle un percorso difficile che un passo alla volta l’ha portato a superare il rumore dei pregiudizi, quelli che facilmente potevano nascere intorno a una famiglia di origini pachistane con otto figli che viveva in un alloggio popolare. Poi dopo tanta dedizione è arrivata la laurea in legge, quindi l’impegno prima come avvocato specializzato in diritti umani e poi in politica, il seggio in Parlamento e infine la vittoria alle elezioni come sindaco di Londra. «Voglio che tutti i londinesi abbiano le stesse opportunità che la nostra città ha dato a me», scrive ancora sul suo spazio in rete e infatti le possibilità esistono, i percorsi possono essere tracciati, Sadiq Khan l’ha fatto e ora sta lavorando per garantire alloggi, un ambiente più pulito e sano, possibilità occupazionali.

È solo dello scorso 12 settembre l’introduzione della tariffa che garantisce due corse al prezzo di una su bus e tram, salutato su Twitter con l’ht #hopper. Probabilmente però l’hashtag più simbolico è quel #LondonIsOpen lanciato a l l’indomani della vittoria del “leave”al referendum britannico sulla permanenza nell’Ue. Una frase breve e semplice per dire che lui alle barriere non crede, che Londra è stata una città aperta per la sua famiglia e non può non esserlo per quelli che ora deve rappresentare.

Trudeau e Khan sono due che stanno oltrepassando il rumore, con il linguaggio della chiarezza e con azioni concrete. Dopo aver ricordato storie come queste, di progresso e fiducia nel futuro, che per fortuna non sono le uniche, quanto possono sembrare limitate e misere le bugie e le polemiche veicolate dalla rete? Quanto può sembrare fastidioso e improduttivo il rumore che fa da sottofondo a formule antiquate, rigide e refrattarie rispetto alla modernità?

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