Sulle unioni civili basta parole, ora passiamo ai fatti

Diritti
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Non possiamo permetterci di disattendere altre promesse. Ci segniamo la data del 15 ottobre

È della settimana scorsa la notizia che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto che l’Italia, non contemplando nella sua legislazione unioni civili o matrimoni fra persone dello stesso sesso, ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare di tre coppie omosessuali (art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani).

La sentenza è stata accolta positivamente da molti, ma è tutt’altro che una buona notizia: si tratta, infatti, dell’ennesima sconfitta per la politica, che, ancora una volta, invece di anticipare e guidare i processi di trasformazione della società, arriva tardi e lascia ad altri, in questo caso ai tribunali, sanare le proprie mancanze.

Durante l’ultima assemblea nazionale del Partito democratico, il segretario Matteo Renzi ha promesso che il ddl Cirinnà sulle unioni civili sarà approvato al Senato entro il 15 ottobre, per poi passare alla Camera per l’approvazione finale senza modifiche. Una buona notizia, certo, ma, purtroppo, non è la prima volta che assistiamo a un annuncio del genere.

Siamo in ritardo di anni: non possiamo permetterci di disattendere altre promesse – come paese, ma anche come Partito democratico. Fra i nostri valori fondanti abbiamo quello stesso principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione: dobbiamo perciò sentire questa battaglia più nostra che altri. E, avendo l’onere e l’onore di essere al governo (seppur in coalizione), dobbiamo farne una nostra priorità.

Molti, a questo proposito, affermano che non sono queste le priorità del paese. A tutti loro dobbiamo ricordare che negare i diritti significa negare la democrazia. Alla mancanza di diritti corrispondono, infatti, sia l’immediata discriminazione dovuta alla situazione di palese disparità fra alcuni cittadini e altri, sia altre discriminazioni e violenze, quasi legittimate da questa mancanza di tutele (a proposito, a che punto siamo con la legge contro l’omotransfobia?).

Iniziamo perciò a rimuovere gli ostacoli che dividono l’Italia fra cittadini con pieni diritti e cittadini con meno diritti. Approviamo il ddl Cirinnà tutti insieme e il prima possibile. E che questo sia solo l’inizio del grande lavoro che c’è da fare per avvicinarci il più possibile alla completa uguaglianza sociale.

Segniamoci, quindi, il 15 ottobre sul calendario e facciamo in modo che questa, anche per i diritti civili, sia davvero ‘la volta buona’.

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