Sulla Net Neutrality Europa e Usa sono ancora troppo lontani

Innovazione
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Un appuntamento organizzato dall’area Innovazione del Pd ha messo in luce quanto il dibattito su questo tema fondamentale sia ancora ai primi passi

Quando parliamo della sua regolamentazione bisogna sempre ricordare che la rete non è solo uno spazio di mercato ma è anche un luogo nel quale le persone esercitano i loro diritti di cittadinanza. Nella rete il confine tra consumatore e cittadino si assottiglia, e spesso si confonde. È per questo che come area Innovazione del Partito democratico abbiamo deciso di organizzare un approfondimento sul tema della neutralità della rete. Dalla discussione sulle regole della rete dipendono questioni politiche rilevantissime.

Il concetto di neutralità della rete, Net Neutrality, a cui ormai tutti siamo abituati è stato introdotto solamente una dozzina di anni fa. Il tema venne alla ribalta in particolare dal 2005, anno in cui per la prima volta venne sanzionato dalla Federal Communications Commission (FCC) il comportamento discriminatorio posto in essere da un Internet Service Provider a discapito di alcuni fornitori di servizi.

È bene ricordare che il sostegno alla Net Neutrality ha caratterizzato tutta la presidenza di Obama. Secondo il suo approccio, nessuno ha il diritto di favorire o penalizzare l’accesso del consumatore americano a questo o quel sito o servizio web, trattandosi di uno strumento di comunicazione con il resto del mondo. È del tutto evidente che la discussione non si può semplificare: alcuni ISP sostengono che la Net Neutrality di fatto blocchi la capacità di innovazione dei provider – cosa che non sarebbe confermata da alcuni dati – e per questo hanno contestato la scelta davanti alla Corte Federale. Pochi giorni fa è arrivata una vittoria ulteriore per l’amministrazione Obama e i sostenitori della Net Neutrality oltre oceano: la corte federale ha infatti dato ragione alla FCC e ha dichiarato del tutto legittimo il regolamento emanato, confermando l’inserimento della banda larga tra i servizi di interesse pubblico.

In Europa è stato adottato il Regolamento sulle telecomunicazioni 2015/2021 che stabilisce misure riguardanti l’accesso ad un’Internet aperta e proibisce discriminazioni, traducendo per la prima volta il concetto di Net Neutrality nell’ordinamento europeo. E’ chiaro che anche in questo processo si sconta la debolezza dell’Europa politica, che impedisce di imboccare una direzione univoca e precisa. Infatti il regolamento ha stabilito alcuni punti fermi ma l’interpretazione concreta delle disposizioni in materia è ancora in fase di discussione. Il Parlamento europeo ha affidato al BEREC la definizione delle linee guida che indirizzeranno l’attività di implementazione delle nuove regole da parte delle autorità nazionali in ciascuno Stato membro. In Italia l’autorità di riferimento sarà l’Agcom.

L’Italia non inizia oggi a discutere di questo tema. Lo ha fatto anche durante i lavori della commissione di studio sui diritti e doveri relativi ad Internet, composta da deputati ed esperti, e costituita presso la Camera dei deputati, per volere della sua presidente. Anche il governo, in particolare durante il semestre di presidenza italiano dell’Unione europea, per bocca del sottosegretario Giacomelli ha teso a mettere al centro l’interesse, o ancor meglio il diritto del cittadino utente. Prefigurando l’accesso alla rete come un servizio universale, ma spingendosi fino a definirlo un bene essenziale, un diritto fondamentale di ogni persona nel quadro di un nuovo concetto di cittadinanza.

È questo il terreno sul quale si inserisce il dibattito sulla Net Neutrality, non tanto come enunciazione di principio, ma nella sua declinazione materiale. Si tratta di mettere in campo una discussione non ideologica e con il dibattito organizzato dal Partito democratico si è provato a dare un contributo a questa discussione: sono intervenuti il sottosegretario alla comunicazione Antonello Giacomelli che ha ulteriormente sottolineato come sia una follia pensare che in Usa e Ue il tema della Internet Governance e della Net Neutrality sia affrontato in modalità diverse, e che anche su questo l’Europa deve avere più coraggio, Stefano Quintarelli, deputato dell’intergruppo innovazione, che ha brevemente tracciato le linee del suo progetto di legge sulla fornitura dei servizi internet sottolineandone l’importanza in ius contesto in cui la dimensione immateriale sta diventando l’interfaccia utente più comune con il mondo materiale.

Successivamente si sono succeduti due panel, uno internazionale con Susan Crawford, University of Harward; Lawrence Spiwak, presidente del Phoenix Center for Advanced Legal & Economic Public Policy Studies; Timothy Karr, Senior Director of Strategy, Free Press; Andrea Renda, Senior Research Fellow presso il Centre for European Policy Studies; Frode Soerensen, Senior Adviser, NKom & Co-Chair, BEREC Net Neutrality Working group; Anthony Whelen, Director, DGConnect. Quindi un secondo panel dove si sono confrontati rappresentanti di telco e fornitori di servizi: Giorgia Abeltino, Head Public Policy, Google Italia; Laura Bononcini, Head Public Policy, Facebook Italia; Alessandro Verrazzani, Regulatory Affairs Manager Fastweb; Cristoforo Morandini, Direttore Regulatory Affairs and Equivalence di TIM; Michelangelo Suigo, Head Governmental & Institutional Affairs, Vodafone Italia; Valerio Zingarelli, Chief Technology Officer, Rai.

Insomma, figure di altissimo livello messe a confronto, perché, sebbene vi siano molte differenze tra gli ordinamenti antitrust tra le due sponde dell’Atlantico sarebbe auspicabile avere un approccio quanto più similare.

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