Sulla morte di Giulio Regeni non bastano mezze verità

Esteri
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Dobbiamo difendere e onorare le memoria di Giulio, il suo impegno, pretendendo un quadro chiaro di quel che è accaduto

Ancora una volta il doloroso rituale dell’accoglienza all’aeroporto di un italiano morto ammazzato. È quello di un ragazzo oltraggiato dalle torture, di Giulio Regeni, giovane brillante, curioso del mondo, vivace, promettente. Non sappiamo ancora cosa sia accaduto ma abbiamo il dovere di cercare i responsabili e vogliamo che le autorità egiziane offrano una collaborazione totale: ha fatto bene il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a dirlo in maniera ferma e convinta. Certamente non ci rassicura che qualche ufficiale locale abbia avuto l’indecenza di parlare di probabile incidente stradale. Poi sono trapelate odiose ipotesi su incontri violenti a sfondo sessuale. Non potevano mancare dal repertorio le voci di possibili contatti tra Giulio e gli 007 italiani.

Tutte falsità, niente altro che velenose indiscrezioni messe in giro per depistare, certamente da parte di qualcuno intenzionato a offuscare l’immagine di questo giovane uomo che studiava in Egitto, visitava con passione questo bellissimo paese, amando la sua cultura, la sua gente, e che si sentiva anche testimone di quella società attraversata da contrasti laceranti. Giulio Regeni deve restare un modello alto nelle nostre menti, soprattutto in quelle dei nostri giovani: era animato dalla passione civile che lo ha portato a impegnarsi a difesa dei diritti umani. Andava, annusava l’aria, sapeva che non poteva tirarsi indietro di fronte alle denunce di ciò che vedeva, come dimostrano gli articoli che inviava a Il Manifesto, l’ultimo pubblicato ieri sulla vita dei sindacati indipendenti in Egitto. Dunque, sappiamo poco in queste ore di cosa sia accaduto ma sappiamo che la sua morte non è stata un incidente. Qualcuno ha voluto impedirgli di guardare, pensare, raccontare. E’ per questo che non possiamo tollerare ambiguità nelle indagini. I nostri investigatori sono già partiti per acquisire notizie sul campo e sarà molto importante seguire il loro lavoro e l’agibilità che gli verrà garantita per eseguire il loro compito. Nella serata di ieri le agenzie battevano la notizia di due persone fermate al Cairo: vedremo nei prossimi giorni se si tratta di sospetti fondati o di una falsa pista, di un affrettato tentativo di trovare una via d’uscita locale ad una brutta vicenda.

Certamente non ci accontentiamo di mezze verità. Noi dobbiamo difendere e onorare le memoria di Giulio, il suo impegno, pretendendo un quadro chiaro di quel che è accaduto. Non solo per il rispetto che gli dobbiamo ma anche per il rispetto che l’Egitto deve al nostro paese e ai valori democratici.

 

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