Sulla guerra ha ragione Renzi

Dal giornale
epa04973251 A handout frame grab taken from a video footage made available on the official website of the Russian Defence Ministry on 11 October 2015 shows an aerial view of bomb explosions at A fortified position, what Russia says was an Islamic State (ISIS or IS) terrorist ammunition depot after a strike carried out by Russian warplanes in Syrian territories.  EPA/RUSSIAN DEFENCE MINISTRY PRESS SERVICE/HANDOUT BEST QUALITY AVAILABLE HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Più che normali guerre si rischia qualcosa che minaccia addirittura la nostra civiltà, questo immenso patrimonio di storia, di bellezze e di valori umani

Avverto un vuoto grandissimo e molto pericoloso nella discussione che si sta svolgendo a Parigi a tutti i livelli sul dove va il mondo. Questo vuoto è il “non governo”, la mancanza di una guida, e quindi la sensazione di un futuro ignoto, esposto a ogni violenza. Prendiamo il terrorismo oppure la rottura dei vincoli ambientali in cui si è sviluppata finora la vita del genere umano. È diventato reale il rischio che i miei nipoti non vedranno più Venezia perché sommersa dal rialzo delle acque? È pensabile che tra pochi anni metà dell’Africa non abbia sufficiente acqua da bere? Attenzione. È così che possono cominciare vere e proprie guerre destinate a sconvolgere le vite, anche quelle di noi che abitiamo le ricche città dell’Occidente. Più che normali guerre: qualcosa che minaccia addirittura la nostra civiltà, questo immenso patrimonio di storia, di bellezze e di valori umani. Stiamo parlando di cose molto grosse. Però bisogna pensarle e dirle con molta prudenza. Non condivido quindi le eccessive passioni polemiche e le evidenti faziosità di tutta questa discussione. Ma in essa c’è una verità ed è il fatto che si scontrano non solo interessi materiali ma culture e civiltà.

È giusto quindi sentire, come sento anch’io, il bisogno e la necessità di difendere i nostri valori. Ma come? Questo dovrebbe essere il cuore della discussione. Io però non lo vedo. Vedo molto rimpallo dei torti e delle ragioni. Ma se guardiamo alla realtà reale, cioè storica, e alla tragedia del mondo arabo (i milioni di profughi che fuggono in condizioni disperate dagli orrori di ciò che è prima di tutto una guerra civile tra arabi, risultato a sua volta della implosione di Stati artificiali e fasulli) ci rendiamo conto che le religioni non spiegano tutto. Diciamo la verità, c’è anche il venire allo scoperto della follia di come le grandi potenze hanno governato il mondo. Senza andare troppo lontano, guardiamo ai tempi moderni, dopo il crollo dell’Impero ottomano e la scoperta del petrolio. Ecco dove vedo un vuoto nel dibattito. Difendere la nostra civiltà. Giusto. Ma come? Anche scendendo in guerra contro il Califfato. Certo. Ma con quale idea della riorganizzazione del Medio Oriente? Con un nuovo colonnello Lawrence? Oppure ridisegnando le frontiere dei vecchi Stati distrutti dalle guerre di Bush, una follia costata milioni di vittime e alcune migliaia di miliardi di dollari? Io non vedo una risposta, a problemi come questi. Vedo incontri, conferenze internazionali, impegni, grandi parole ma vedo anche un insieme di classi dirigenti divise, impotenti perché incapaci di nuove grandi visioni. Apprezzo, quindi, la posizione di Renzi. Ecco il tema che propongo a mio modo. Come difendere la civiltà europea (la religione del Dio che si fa uomo, il rispetto della uguale dignità dell’uomo) nel mondo reale, il mondo storico di oggi e di domani. Come posso difendere certi valori di base, se l’Europa non esprime una nuova forza egemonica, il solo modo per garantire la permanenza nel tempo della su civiltà? Questo è il punto. È il dovere di svolgere una positiva funzione di governo del mondo. Cominciando dalla consapevolezza della demografia, dal fatto cioè che gli europei sono ormai soltanto una piccola minoranza (il 6-7 per cento) degli abitanti del Pianeta, e che il resto (parecchi miliardi) non vivono più nel buio dell’inesistenza dovuta alla totale ignoranza (fino a ieri) di se stessi e della realtà. Qui sta il problema della difesa della nostra civiltà, amici cari. Non ridursi a una indifendibile fortezza bianca. Aprirsi agli altri. Mettere il nostro immenso patrimonio di capacità e di valori al servizio di un nuovo umanesimo, e quindi di nuove idee di giustizia e di progresso. Questo voglio dire anche ai miei amici di sinistra, e al Pd.

Penso che bisognerebbe riaprire certe vecchie discussioni di quando eravamo socialisti. Per esempio, di quando si parlava dei “i limiti del capitalismo”. Se non ora quando? Quante ingenuità e quanti errori, ma anche quanta verità. Capisco che la parola “capitalismo” ha perso il suo vecchio significato. Parliamo allora di quella “Cosa” che è l’economia di carta che si mangia l’economia reale; che è l’inaudita potenza di una ristretta oligarchia finanziaria che sovrasta il potere politico, svuota le democrazia e manovra le ricchezze del mondo, e chiama tutto ciò “il mercato”. Leggo su “24 ore” che le 30 più grandi banche mondiali, -cito- le “too big to fail” detengono attività complessive per un valore di quasi 60mila miliardi di dollari, una cifra difficile quasi da pronunciare e che vale il 76% dell’intero Pil mondiale. Trenta conglomerati finanziari che manovrano titoli di ogni natura e che surclassano qualsiasi potenza”. Fine della citazione. Spero che si discuterà di queste cose. Per l’immediato ricavo da tutto ciò la necessità che l’unione europea cambi il suo attuale modo di essere e fondi la sua unità su nuove basi anche culturali e morali. Per la semplice ragione affermata dal defunto cancelliere tedesco socialdemocratico, Helmut Schmidt e richiamata di recente da Giorgio Napolitano. “se noi europei vogliamo avere la speranza di mantenere un significato per il mondo, possiamo farlo solo in comune. Infatti, come singoli Stati – in quanto Francia, Italia, Germania o in quanto Polonia, Olanda, Danimarca o Grecia- alla fine potremo essere misurati non più in percentuali, ma solo in millesimi”.

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