Sulla gestione di questa crisi umanitaria si gioca il futuro dell’Europa

Immigrazione
Nel solo mese di giugno sulle isole della Grecia giunti 4.270 bambini migranti, 86 dei quali non accompagnati. ANSA/SAVE THE CHILDREN ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Non basta più l’appello ai capi di governo europei, occorre una reazione indignata dal basso, dalle società civili europee per urlare un forte no all’indifferenza di cui il nostro continente si sta macchiando

Siamo orgogliosi di poter dire che nell’Europa dei muri e dei fili spinati, l’Italia ha aperto un “corridoio umanitario” per mettere in salvo i civili siriani dall’inferno della guerra.

Grazie alla preziosa sinergia tra il Ministero degli Esteri, la Comunità di Sant’Egidio, la Tavola Valdese e la Federazione delle Chiese Evangeliche si è arrivati a stipulare un protocollo d’intesa, e così 93 siriani – 24 famiglie tra cui 41 minori – hanno trovato rifugio, sicurezza e pace a Roma proprio ieri.

Un corridoio di salvezza voluto dall’Italia ma, grazie al quale, l’Europa ha mostrato il suo vero volto, quello che non vorremmo mai si perdesse, il volto di un’Unione di Stati solida, accogliente e solidale, che affonda le sue radici sul rispetto e sul sostegno ai più deboli. L’obiettivo di questo progetto pilota è soccorrere innanzitutto le persone più vulnerabili: bambini, disabili, anziani e malati che entreranno in Italia con un visto umanitario; le 24 famiglie accolte ieri provengono dai campi profughi del Libano, Paese che ospita 1.846,150 migranti siriani, circa il 41% della loro popolazione, secondo i dati diffusi dall’UNHCR.

Se la notizia della salvezza di queste 93 persone ci riempie di gioia e di orgoglio, la tragedia che si consuma alla frontiera fra Grecia e Macedonia invece è una vergogna per l’Europa; esplode infatti la rabbia e la frustrazione delle migliaia di migranti bloccati da giorni in condizioni disumane, e il confine si trasforma in un gigantesco campo di attesa per profughi provenienti soprattutto dalla Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan.

Chiudere le frontiere è antistorico e significa firmare una condanna per i rifugiati in fuga; se è vero che il dovere di accogliere e l’impegno per fermare in conflitti devono procedere di pari passo, i muri che si costruiscono e le frontiere che si innalzano mettono invece in discussione i valori fondanti dell’Unione Europea che sembra non riesca ad attuare politiche condivise tra gli Stati membri per accogliere degnamente un milione di migranti (questo il numero nel 2015), cioè appena lo 0,2 della popolazione attuale che conta 500 milioni di abitanti.

I blocchi sulla rotta dei Balcani e le barriere sui confini hanno presto portato allo spettacolo orrendo del filo spinato, delle sassaiole, dei lacrimogeni, delle manganellate all’indirizzo dei migranti; tra i feriti ci sono anche diversi bambini da medicare. Non possiamo e non vogliamo abituarci a tutto questo, alle immagini delle famiglie che dormono all’aperto nell’attesa di un varco per passare, avvolti in una coperta per difendersi dal rigido inverno macedone. Tutto questo è crudele e folle e ci riporta a tempi molto bui della storia europea.

Sulla gestione di questa crisi umanitaria si gioca il futuro dell’Europa: la Grecia e l’Italia, ponti naturali verso il Mediterraneo, non possono essere lasciate sole nelle operazioni di salvataggio e prima accoglienza, noi, da parte nostra, faremo quanto in nostro potere per alzare la voce in sede europea, per ricordare che le coste della Sicilia, della Puglia e della Grecia sono confini europei innanzitutto e che un’Europa che chiude le frontiere e alza i muri non è più Europa, tradisce il sogno di Altiero Spinelli e si pone proprio sulla soglia della disumanità.

Diciamo no al dramma causato dall’indifferenza e dagli egoismi nazionali. Non basta più l’appello ai capi di governo europei, ma occorre una reazione indignata dal basso, dalle società civili europee per urlare un forte no all’indifferenza di cui il nostro continente si sta macchiando. La storia ce ne chiederà conto. Decidiamo da che parte stare.

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