Sul Referendum il partito resti unito

Referendum
Si-referendum

Faccio parte di quella parte di militanti a cui sta a cuore l’unità del suo gruppo dirigente e del partito

Caro direttore, ti scrivo perché la piega che ha preso la campagna referendaria dentro il partito non mi piace per niente. Faccio parte di quella parte di militanti a cui sta a cuore l’unità del suo gruppo dirigente e del partito. Unità su che cosa? dice Cuperlo.

Mi hanno insegnato che nella vita politica interna di un partito, ci sono i momenti del dibattito, del confronto e anche dello scontro, ma ci deve essere anche il momento in cui si mettono da parte le divisioni per un interesse più generale. L’abbiamo chiamata “Italia bene comune”.

Non è un motivo sufficiente? Da più parti mi sono sentito dire, che prima di decidere tra il SI e il NO al referendum dovevo studiarmi la riforma. Ho letto, ho partecipato a riunioni, mi sono confrontato con amici e compagni, ho seguito dibattiti e ascoltato i talk show.

Alla fine mi ritrovo con quella schiera di compagni che non crede che questa riforma risolverà tutti i problemi di questo paese, ma non credo neanche al pericolo dello stravolgimento della nostra costituzione e alle derive autoritarie. Allora mi sono chiesto, perché tanta opposizione da destra e sinistra? Questa riforma non sarà perfetta, ma è pur sempre un passo avanti, visto com’è ridotto il nostro paese e gli anni che la stavamo aspettando.

Non condivido come Renzi ha impostato la campagna referendaria, non mi appassiona quando sottolinea il taglio ai costi della politica e dei politici, ma devo dargli atto che con questa riforma avremo un paese più rapido nel prendere le decisioni e certezza dei governi che lo guideranno. Se è vero che dobbiamo mettere sempre al primo posto l’interesse generale, ecco, nella posizione dei dissidenti del Pd, l’Italia Bene Comune proprio non la vedo. Continuo a militare in questo Partito con molta fatica, ma non so fino a quando.

Non mi scandalizzano le divisioni, non ne faccio una tragedia, ma in questo momento, per questa battaglia referendaria, non fanno bene ne al partito, ne al paese. La sinistra è in forte difficoltà in Italia, in Europa e nel mondo. Non riusciamo a dare risposte credibili ai principali problemi di questo paese (vedi migranti, lavoro, tasse, casa, trasporti, ambiente, ecc. ecc. la lista potrebbe essere lunghissima) e continuiamo a litigare spaccando un capello in quattro sulle riforme. Mi chiedo: non è arrivato il momento di chiudere questo ventennio, e più, di discussioni sulle riforme e occuparci pienamente dei problemi che attanagliano questo povero paese? Cari compagni, se vince il NO forse riusciranno a mandare a casa Renzi, ma con lui andrà a casa anche il Pd, lo sappiamo vero? Un carissimo saluto e un grazie per l’attenzione.

Vedi anche

Altri articoli