Sul Mezzogiorno è tempo di passare dalle parole ai fatti

Sud
Italian Prime Minister Matteo Renzi speaks during a press conference with his Maltese counterpart Joseph Muscat (unseen) at Palazzo Medici Riccardi in Florence, Italy, 03 September 2015.
ANSA/ MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Per il Sud servono proposte concrete da governo e Parlamento

Che fine ha fatto il Piano per lo sviluppo del Mezzogiorno annunciato da Renzi all’indomani della pubblicazione del Rapporto Svimez sulla grave condizione economica in cui versa il Sud Italia?

Settembre è passato e del famoso masterplan ancora nessuna traccia.

A fine luglio, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno aveva descritto una situazione drammatica. A stupire, stavolta, non era l’atavico divario tra Nord e Sud, la differenza tra la ricchezza prodotta o tra il reddito procapite medio, ma il confronto con altre regioni d’Europa, perfino quelle storicamente considerate più arretrate.

Dati alla mano, dal 2000 al 2013, il Pil del Meridione era cresciuto la metà di quello Greco e addirittura era risultato inferiore di 40 punti percentuali rispetto alla media delle Regioni Convergenza dell’Europa a 28. Colpiva anche il dato sull’occupazione ai livelli di 40 anni fa, con 5,8 milioni di occupati.

Numeri shock che avevano conquistato le prime pagine dei giornali, innescato un dibattito molto acceso nel Paese e spinto Matteo Renzi, com’è nel suo stile, ad affrontare di petto la questione. Così ad agosto inoltrato, mentre la classe politica italiana era già con la testa alle vacanze estive, il presidente del Consiglio convocava a Roma una direzione tematica del Partito democratico.

Nei giorni che anticipavano la direzione, la discussione su quale poteva essere la cura migliore per questo Mezzogiorno malato si animava sempre di più. C’era chi riesumava il sempreverde Piano Marshall, chi proponeva l’istituzione di un ministero ad hoc. Il governo, da parte sua, annunciava 15 miliardi di investimenti sulla banda larga e la realizzazione dell’alta velocità per collegare le città del Meridione. Il ministro Delrio parlava di “40 miliardi di fondi europei più 30 miliardi di fondi italiani del Fondo di sviluppo e coesione, destinati a colmare il gap infrastrutturale tra Nord e Sud”.

Impossibile riuscire in pochi giorni a portare alla direzione un piano di sviluppo dettagliato. Così al presidente del Consiglio non restava altro che rinviare la questione, prendendo impegni precisi e stabilendo scadenze certe: “Intorno al 15-16 settembre, alla ripresa dell’azione parlamentare, ma prima della stabilità, il Pd vorrei che uscisse con un vero e proprio ‘masterplan’ per il Sud, con una serie di proposte concrete”.

Per l’occasione, inoltre, Renzi coniava l’hashtag #zerochiacchiere.

Bene, anzi benissimo. Adesso però il tempo è scaduto e il Mezzogiorno non può permettersi di perdere quest’ennesima occasione. E allora, caro Matteo, governo e Parlamento si rimbocchino le maniche come non hanno mai fatto nella storia della nostra Repubblica, perché è arrivato il momento di passare #dalleparoleaifatti.

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