Sul litorale abusivo ho visto la malavita nella Capitale

Roma
Il Colonnello Alessandro Nervi, il Procuratore aggiunto della DDA di Roma Michele Prestipino e il Generale Salvatore Luongo durante la conferenza stampa sull'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 10 persone appartenenti alla famiglia Spada, nella sede del Comando Provinciale di Roma, 12 aprile 2016 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Ad Ostia ci troviamo di fronte ad un altro degli aspetti che caratterizzano la capacità dei clan. Una malavita forte e arrogante, che unisce vecchi strumenti di controllo e nuovi metodi per affermare la propria forza

I eri è stata una giornata importante per la Capitale e per il suo litorale. L’arresto di 10 componenti del clan Spada avvenuto nell’ambito dell’operazione ‘Sub Urbe’ condotta dai carabinieri guidati dal procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino è un indubbio successo che aiuterà a far ulteriore luce sulla portata del fenomeno mafioso nella Capitale, e sul litorale in particolare.

Chiariamoci subito. A Roma la mafia esiste, ed è un groviglio di interessi presenti e operanti da molto tempo. Una malavita organizzata potente, come dimostrano anche molti episodi di cronaca, in grado di infiltrare la politica, la pubblica amministrazione, e di alterare il mercato. Una mafia che intimidisce piuttosto che uccidere, perché come ha detto il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ci sono tanti soldi, soldi per tutti e non c’è bisogno di ammazzarsi.

La malavita organizzata, con la violenza e la corruzione, fissa la sua legge, soprattutto durante un periodo di crisi economica si radica e distrugge il tessuto sociale. Per anni si è fatto fatica ad ammettere cosa stesse accadendo. Anche nella Capitale, la Mafia è potuta radicarsi. Mafia Capitale ha offerto uno spaccato preoccupante ma ha indicato un aspetto di come il potere malavitoso si faccia strada in settori sociali e nella politica.

Ad Ostia, in particolare, ci troviamo di fronte ad un altro degli aspetti che caratterizzano la capacità dei clan. Una malavita forte e arrogante, che unisce vecchi strumenti di controllo e nuovi metodi per affermare la propria forza. Che non si fa scrupolo di usare anche i social media per affermare la sua forza in maniera spavalda, che uccide i rivali e intimidisce a viso aperto i giornalisti che denunciano, come nel caso di Federica Angeli. La politica, bisogna dirlo, per troppo tempo ha faticato a rendersi conto di cosa accadeva o, in alcuni casi, ha fatto finta, per convenienza o per paura o per entrambi i motivi, di non vedere. Lo scenario lo hanno ricostruito le inchieste, gli atti dei magistrati ed è sulla scorta di questo che esprimo le mie valutazioni.

Con questo Governo abbiamo visto un salto di qualità nella lotta alle mafie. E’ stata creata l’Anticorruzione e nominato Cantone ai vertici dell’Anac, abbiamo introdotto il codice antimafia, il voto di scambio politico mafioso, riscritto il codice degli appalti che è lo strumento decisivo per combattere la corruzione e la possibilità di infiltrazione malavitosa. Posso dunque portare l’esperienza fatta come Commissario del Pd del X Municipio. Sono arrivato ad Ostia a marzo dello scorso, rispondendo ad una richiesta del Presidente del PD Orfini. Non si sentiva una parola sulle famiglie Spada Fasciani e Triassi. Nessuno parlava di Mafia e nessuno parlava delle concessioni balneari. Balini, il padrone del porto, era riverito ed omaggiato. Non ne parlavano i 5 stelle, nemmeno il consigliere Paolo Ferrara, tra i candidati alle “cliccarie” di Grillo per il candidato sindaco di Roma. Di lui ho memoria soprattutto perché si è distinto per essersi rifiutato in consiglio comunale di dare solidarietà, sua e del suo gruppo, a Federica Angeli per le minacce ricevute dai clan proprio ad Ostia. Un atteggiamento singolare, come è stato singolare il dossier antimafia contro Libera, presentato dai 5 stelle ma scritto da quelle che io ho denunciato come finte associazioni antimafia, e poi ritirato dopo le minacce di querela della stessa Libera. Si tratta dello stesso consigliere che con la Ruocco elogiò i balneari di Ostia, definiti la parte sana del sistema imprenditoriale, fatto salvo poi scoprire che erano gli stessi ad aver commesso immensi abusi edilizi nei loro stabilimenti in concessione. Interessi legati alle spiagge che hanno trovato sempre attiva la fintaantimafia. In proposito, l’oscuramento da parte della Magistratura dei profili Facebook degli appartenenti a presunte associazioni antimafia, che intrattenevano però rapporti amichevoli con il clan Spada ad Ostia e le cui dichiarazioni sono sovrapponibili alle parole usate dai 5 stelle per attaccarci, è un fatto inquietante. Associazioni composte da persone che hanno condotto una sistematica campagna denigratoria contro Angeli, rea di aver denunciato gli intrecci tra malavita organizzata e poteri economici sul litorale. Anzi, questi soggetti sono divenuti i referenti grillini a Ostia. Tanto da utilizzarne argomenti e accuse per confezionare dossier e atti consiliari.

Certo è singolare che il candidato sindaco dei 5 stelle a Roma, Virginia Raggi, non abbia ancora pronunciato una parola di condanna nei confronti dell’occupazione di Casapound della spiaggia sottratta ai clan e assegnata dal Comune a Libera. Come al solito, i social media sono illuminanti: la foto di Luca Marsella di Casapound abbracciato al capo del clan Spada è interessante. Un vero stranamore quel che unisce ad Ostia il Clan e Casapound con lo sguardo distaccato, molto distaccato, dei 5 stelle che su questi fatti soffre di una incomprensibile afonia. Grazie alla magistratura e alle forze dell’ordine, ieri si è scoperchiato l’indegno racket di questa famiglia criminale sulle case popolari, e adesso serve il pieno e totale sostegno affinché anche ad Ostia si ripristini la completa legalità. Il PD è in prima linea, speriamo arrivino anche le altre forze politiche, fino ad oggi troppo silenti.

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