Sto con Roberto con convinzione, perché sono di sinistra

Amministrative
Claudio Fava durante la conferenza stampa dei fuoriusciti dal Gruppo di SEL, Roma 01 Luglio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Punire Roma con un cattivo voto pur di dare un dispiacere a Renzi mi sembra una scelta adolescenziale. Anche dentro una sinistra precipitata al 4% esiste ancora il dovere di pensieri, se non proprio lunghi, almeno dignitosi

Tra dieci giorni si voterà per il sindaco di Roma. E io voterò Roberto Giachetti. Non mi sento equidistante dai due candidati al ballottaggio e non credo nel rimedio aristocratico della scheda bianca. Questa città pretende uno scatto di responsabilità: che in politica vuol dire anche metterci la faccia. Lo dico da uomo di sinistra. Una sinistra in cui taluni preferiscono definirsi per sottrazione rispetto al Pd, si ingegnano di applaudire la notte del voto il presunto sorpasso della Meloni su Giachetti, pensano di costruire la propria identità sulle sconfitte altrui. Io non ne sono capace.

E punire Roma con un cattivo voto pur di dare un dispiacere a Renzi mi sembra una scelta adolescenziale. Voterò Giachetti, non la Raggi. Non per pregiudizio contro il Movimento 5 Stelle: conosco e apprezzo il lavoro che molti di loro fanno alla Camera ma mi sento irrimediabilmente lontano dalla supponenza con cui continuano a interpretare la politica applicando solo due categorie: loro e gli altri. Mi preoccupa e mi annoia questo determinismo ariano: la virtù è solo qui, tra noi, gli unici, gli eletti; tutto il resto è miseria, menzogna, opacità… (tranne ai ballottaggi: allora risultano benvenuti anche i voti fascisti di Salvini).

Voterò Giachetti, non Renzi. Da cui mi divide molto e non credo nemmeno di doverlo qui spiegare. Due anni fa siamo usciti in quattordici da Sel. Tredici sono entrati nel Pd: io no. Ho contribuito a creare alla Camera il gruppo della Sinistra Italiana, sono da sempre all’opposizione di questo governo ma non penso che la mia funzione parlamentare sia quella dell’antagonismo a prescindere. E sono convinto che tra le esperienze limpide e positive di questi anni ci sia la rielezione a Cagliari del mio amico Massimo Zedda: che da cinque anni governa in modo eccellente, assieme a Sinistra Italiana e al Pd, una città che per vent’anni era stata bottino di guerra della destra.

Voterò Giachetti perché sono certo che sarà un buon sindaco. Perché non è uno abituato a cantare messa, perché ho misurato il suo rigore morale in tre anni di vicepresidenza della Camera, perché mi garantisce la sua esperienza amministrativa, perché mi conforta la sua formazione radicale in una città in cui molte scelte di governo sono state sempre tacitamente delegate alla Curia e al Vaticano.

Lo voto perché non lo considero il prodotto di mafia capitale, cioè di una stagione politica miserabile dove tutti (tutti!) hanno dato il loro contributo di complicità, distrazione o incapacità al saccheggio criminale di Roma. Le liste che lo sostenevano, Giachetti le ha portate all’esame della Commissione antimafia ben prima di presentarle: dopo le contumelie e gli isterismi che il suo partito aveva dedicato lo scorso anno al lavoro dell’Antimafia, l’iniziativa di Giachetti non è solo una scelta di trasparenza ma anche –se permettete – di stile.

Lo voto, e lo scrivo. Perché sono stufo di una politica in cui tutto è tattica, convenienza, opportunismo, sussurro, ritorsione, dispetto. E perché anche dentro una sinistra precipitata al 4% esiste ancora il dovere di pensieri, se non proprio lunghi, almeno dignitosi.

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