Stiamo cambiando l’Italia

Riforme
Il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi in Senato durante il voto finale alla Riforma Costituzionale, Roma 13 Ottobre 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Ieri è stata una bellissima giornata, dopo decenni di inconcludenza si è fatto un altro passo avanti per riformare la Costituzione

Ieri grazie al tenace lavoro del gruppo del Partito Democratico e di una solida maggioranza parlamentare abbiamo fatto un passo avanti fondamentale, e lo dico senza retorica, verso un’Italia più semplice e giusta. Mettere fine al bicameralismo perfetto significa dare finalmente agli italiani istituzioni che funzionano meglio, più efficaci. Vuol dire poter approvare in tempi certi le leggi attese dai cittadini, dalle famiglie, dagli imprenditori, senza sottoporle ad un interminabile, sfibrante ping-pong da una Camera all’altra. È dare vita a un nuovo Senato composto non più da 315, ma da 100 senatori che non riceveranno alcuna indennità. È dire che ogni consigliere regionale non può guadagnare più del sindaco delle città capoluogo. È quindi il segno – lasciatemelo dire – di come il tema dei costi della politica possa essere affrontato in maniera concreta, incidendo realmente su spese e sprechi, senza demagogia. E ancora: significa meno poteri alle regioni, e meno enti, con l’abolizione del Cnel e delle province.

È da oltre 30 anni che ci si limita a tentativi di riforma, più o meno determinati, più o meno ambiziosi, ma tutti comunque infruttuosi. Ed è da molto più tempo, da quasi 70 anni ormai, che questo tema si trascina stancamente nel dibattito politico e istituzionale. Dopo decenni di inconcludenza, oggi la politica torna a decidere. E torna a decidere grazie a un Pd forte e determinato. I padri e le madri costituenti lasciarono nella Costituzione delle pagine in tutto o in parte “aperte”, che spetta a noi oggi scrivere tutelando i principi fondamentali della Costituzione, lo spirito della Carta, ma ponendo fine a un clamoroso ritardo, colmando un’attesa che dura da troppo tempo. Certo, restano adesso gli ultimi decisivi passaggi, prima di poter restituire direttamente la parola ai cittadini. Perché saranno gli italiani, il prossimo anno con il referendum, a scegliere in prima persona, a chiudere il cerchio di queste riforme. Non c’è dubbio, però, che questa, per la buona politica e per i cittadini, per i parlamentari e per il nostro Paese, è la volta buona

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