Caro Staino convinci Bersani&Co a votare Sì: stanno giocando con il fuoco

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Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani alla Festa Nazionale del Partito Democratico a Reggio Emilia insieme al vignettista "Staino" del quale la festa ospita una mostra, 25 agosto 2012. ANSA/ELISABETTA BARACCHI

Nel Pci quando le decisioni si prendevano a maggioranza venivano rispettate da tutti. Oggi molti importanti dirigenti mettono addirittura in dubbio la parola data dal segretario

Caro Direttore,
quando leggo un tuo editoriale, una tua intervista, un tuo articolo, ti vorrei abbracciare. Quando vedo una tua vignetta o un tuo intervento in TV (recentemente due volte a Otto e Mezzo), ti vorrei abbracciare.  Perché? Perché tu, a differenza di tanti compagni, pure reduci da anni o decenni di militanza, spesso anche come dirigenti e amministratori di primo piano, incarni lo vero spirito di quello che era il PCI, dove la discussione, la polemica, il dissenso, non arrivavano mai a mettere in dubbio la linea del Partito o la legittimazione della Segreteria e degli altri Organismi dirigenti.

Certo, era il centralismo democratico, che adesso, a quanto pare,  sopravvive nell’ANPI (che tristezza vedere l’Associazione Partigiani che manifesta accanto a Forza Nuova e dice, con un suo dirigente locale, che Renzi è peggio del Duce; che rifiuta l’iscrizione a Laura Puppato; che pubblica a Ferrara quell’orrendo giornalino).

Certo, il centralismo democratico è ormai sorpassato, sopravvive, in altra forma (nel senso che decide uno solo), nei partiti proprietari come Forza Italia ed i 5 stelle. Ma una comunità politica, un Partito, ha delle  regole che tutti dovrebbero rispettare. E le decisioni, dopo i dibattiti, le discussioni, le liti, si prendono a maggioranza. E la minoranza si adegua. Punto. Funziona così in tutte le comunità.

Eppure, nel PD, per qualcuno, sembra che questa regola valga solo se e quando sei tu a guidare la ditta. Che delusione, Bersani. Eppure, anche lui proviene dal PCI e dovrebbe avere impressa a fuoco nel cuore, nella mente,quella regola che rendeva il PCI un Partito monolitico.

Tu, caro Direttore, e mi scuso per la confidenza (ma fra compagni si usava così) sei una personalità di altissimo profilo, uno dei massimi disegnatori satirici che il nostro Paese abbia  mai avuto ( a me piacciono tanto anche ElleKappa e Altan), stimato da tutta  la Sinistra (l’altra sera Padellaro era intimidito dalla tua autorevolezza, sembrava quasi che si vergognasse di essere diventato grillino). Eppure, nessuno, neanche tu ed altri autorevolissimi esponenti del Partito (penso a Napolitano o a Violante o a Veltroni ed altri) riuscite a convincere Bersani e la sua corrente che stanno commettendo  una cazzata che potrebbe spalancare le porte al becero populismo di Grillo e di Salvini.

Altro che “mucca nel corridoio”, Bersani non vede neanche gli elefanti di Annibale che stanno arrivando a calpestare tutto, che rischiano di travolgere uno degli ultimi baluardi europei all’ondata populista. Ma il disegno di Bersani, Speranza e compagni di corrente è chiaro e palese (è quella che in un contributo che l’Unità mi ha pubblicato ho definito una ipotesi devastante): vogliono un Renzi “un po’ ammaccato e meno arrogante e comandino” (Bersani dixit), vogliono un Premier e Segretario azzoppato.

Renzi ha per l’ennesima volta ribadito (intervista a Fabio Fazio) che l’Italicum cambierà, che vinca il Sì o vinca il No; che ci sarà
l’elezione diretta dei Senatori sulla base della proposta Chiti-Fornaro. Ma loro continuano a dire che non si fidano. E’ una posizione gravissima, sono affermazioni gravissime. E lo dico da persona che ha sempre stimato Bersani, che alle Primarie del 2012 era dalla sua parte.

Ma vedo che stanno giocando col fuoco, è tutta una battaglia precongressuale, una guerra per riconquistare la guida del Partito. Ma non si illudano, la stragrande maggioranza del Partito è con Renzi. Loro dicono che vogliono dare rappresentanza a quella parte degli elettori PD favorevoli al No, ma non si rendono conto che è loro responsabiltà ( e di D’Alema, su  cui non vale la pena spendere altre parole) se una parte degli elettori PD è orientata in quella direzione.

Io sono un Signor nessuno: un 65enne pensionato siciliano, una laurea in Legge, una carriera da dirigente nella pubblica amministrazione, una moglie conosciuta 40 anni fa in Sezione, due figli residenti in Liguria (la più grande, laureata in Scienze politiche svolge con soddisfazione un lavoro non in linea con il suo titolo; il più piccolo , dopo 3 anni di lavoro part time da 300 euro mensili in Emilia – l’affitto di una stanza costava 340 euro – ha lasciato quel “lavoro”, si è trasferito dalla sorella per non pagare affitto e si è iscritto in Storia all’Università), politicamente, dopo la militanza giovanile nel PCI, non mi sono più iscritto; ma mi sento a pieno titolo parte del popolo del PD, non solo perché lo voto, voto alle Primarie e devolvo il 2 per mille, ma anche perché quando parlo con la gente sostengo  con forza le posizioni del Partito e, se siamo al Governo, le scelte del Governo. Chiunque sia il Segretario, chiunque sia il Premier. Certo, se le Personalità più autorevoli non riescono a ricondurre alla ragione Bersani e la sua corrente, figuriamoci se può riuscirvi un Signor nessuno. Ma la mia passione mi induce ugualmente a provarci.

Ieri ho seguito Cuperlo a Piazza Pulita (trasmissione che di solito non vedo, come non vedo Di Martedì, perché mi sembrano tutte trasmissioni filogrilline, succursali del Fango quotidiano). Cuperlo, che ha avuto la lealtà di lavorare per superare l’Italicum, ha difeso le ragioni del Sì con tanto “entusiasmo” che Damilano ha ironicamente osservato che aveva fatto un bello spot per il No.

Però Cuperlo ha lucidamente espresso il timore della deriva populista che potrebbe conseguire da una malaugurata vittoria del No e, contrariamente a Bersani, ha detto che si fida del gruppo dirigente del Partito. Però, seguendo Damilano, ha contestato a Renzi di  essere arrogante e di usare “argomenti populisti” nella campagna referendaria. E su questo vorrei dire qualcosa. Renzi non ha certamente un carattere umile, ma la sua principale “arroganza” è quella di decidere, di aborrire le mediazioni infinite, le discussioni autoreferenziali che portano solo a rinviare le decisioni. Chi lo accusa di arroganza (ma stiamo parlando di politica, non di psicopatolgia, giudichiamo un leader dai risultati che ottiene e non dal suo carattere; del resto, la minoranza può davvero dire che nel Partito non si discuta? Può davvero dire che tante sue richieste non siano state accolte? Può non considerare che Renzi ha sacrificato il Patto del  Nazareno pur di tenere unito il Partito sull’elezione del Presidente Mattarella?) ripassi l’elenco dei  tantissimi provvedimenti –  moltissimi autenticamente di sinistra – che il decisionismo di Renzi ha portato a casa.

Per quanto riguarda l’uso di argomenti populisti, vorrei fare presente alle tante anime belle, ai tanti intellettuali radical chic, che non viviamo nella Città del Sole di Tommaso Campanella. Vorrei raccontare un episodio. All’inizio dell’estate scorsa ho partecipato ad una gita di un giorno in pullman. Sapete di cosa parlavano tutti? Dei personaggi de Il Segreto, dei concorrenti di
Amici, di Grande Fratello e Isola dei famosi. Pensate che quei signori sappiano qualcosa del bicameralismo paritario, conoscano il CNEL? Se andranno a votare, gli unici argomenti per i quali potrebbero votare Sì sono la riduzione dei parlamentari e la riduzione dei costi della politica. E’ triste,ma è così. Se gli avversari giocano sporco, devi giocare duro anche tu.

A brigante, brigante e mezzo, recita un antico detto popolare. E allora, in attesa che la buona Politica e la cultura possano educare “il popolo”, su qualcosa devi inseguire chi usa le armi del populismo. Renzi non lo sta facendo sull’immigrazione, ma sui costi della politica sei obbligato a farlo. E allora,usiamo anche questi argomenti, se servono a vincere.

E poi, siccome  la grande maggioranza degli elettori non voterà sul merito della riforma, ma su Renzi ed il Governo (Brunetta lo ha detto chiaramente, come  lo dicono Salvini, Meloni, i 5 stelle; motivo in più per chiedersi ancora una volta: ma che ci fa Bersani con tale compagnia?), battiamo la grancassa sugli 80 euro, sull’abolizione dell’IMU, sulla soppressione di equitalia,
sull’aumento del PIL e dell’occupazione , sulla 14^ per i pensionati, sui provvedimenti per il sud e per i giovani,sule battaglie con l’Europa, sui tanti provvedimenti adottati in questi 1000 giorni.

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