Stabilità ed efficienza dei governi: perché servono le riforme

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Attuare al meglio la Costituzione significa mantenerne i principi, ma adattarli alla realtà del Paese. È quello che ha fatto Renzi

Per realizzare il programma della nostra Costituzione è necessario cambiarla, o meglio adattarla alla sua “Costituzione materiale” per usare il concetto, attuale ancorché fluido, elaborato dal grande studioso di diritto Costantino Mortati. Questo non significa mutarne i principi, che ancor oggi rimangono quelli della Costituzione più bella del mondo, ma adattare il sistema istituzionale alla realtà effettiva.

Il problema maggiore del sistema politico italiano dal dopoguerra è stato quello dell’instabilità e dell’incapacità riformatrice dei governi, che in media duravano più o meno un anno. Lo spirito dei tempi richiede 3 priorità: 1) un rafforzamento degli esecutivi per rendere possibili le decisioni necessarie per il Paese; 2) l’individuazione di ambiti istituzionali adeguati per definire le strategie delle politiche pubbliche; 3) efficienza produttiva ed efficacia sociale della Pubblica amministrazione.

L’Italicum, individua un vincitore certo e la riforma costituzionale lo mette nelle condizioni di governare. Viene superato il bicameralismo perfetto, la fiducia al governo viene attribuita da una sola Camera, ma il nuovo Senato spinge anche ad un ridisegno del rapporto con le autonomie territoriali anche introducendo una competenza relativa  alla valutazione attuativa delle leggi.

La legge 56/2014, la “Delrio” (e le leggi regionali che la declinano, in Toscana la 22/2015), ridefinisce la governance istituzionale superando le vecchie province, istituendo le città metropolitane e promuovendo le unioni e fusioni dei comuni. Rappresenta la chance di una governance istituzionale capace di individuare gli ambiti adeguati per far crescere i territori e creare valore competitivo.

La legge 124/2015, la cosiddetta “Madia” (di cui sono in corso di stesura i decreti attuativi), sulla riforma della Pubblica amministrazione, si pone l’obiettivo di introdurre il ruolo unico per la dirigenza, di rivedere il sistema di valutazione delle performance, di semplificare la macchina dello Stato e di razionalizzare i servizi pubblici a rilevanza economica (acqua, energia, rifiuti, trasporto pubblico locale).

Lo sfida maggiore in questi mesi sarà quella di ricondurre ad un unica politica di cambiamento tutte le fondamentali riforme in atto e rendere urgente, necessario e desiderabile un chiaro Sì al referendum di ottobre. Dipende da noi.

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