Sport Cares, quando il calcio e lo sport contribuiscono a migliorare l’Europa

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Le iniziative pro-rifugiati di alcune società calcistiche europee servono a farci capire che lo sport è uno straordinario strumento di inclusione

L’Europa sta vivendo un momento storico che per milioni di esseri umani è un momento drammatico.

La foto, quella foto, che ha devastato l’animo di chiunque possa definirsi umano, è solo una della tante immagini che si ripetono ogni giorno e che vediamo (purtroppo o per fortuna) solo di rado.

Quanti bambini, quanti dei nostri figli, abbiamo visto giocare con un pallone quest’estate sulle spiagge di casa nostra? Per questo, che una parte considerevole del mondo calcistico e sportivo europeo si stia mobilitando – in forma collettiva e riconoscibile – per essere vicino ai rifugiati e a chi intende dar loro un aiuto concreto, è una meravigliosa notizia. In questa direzione l’iniziativa lanciata dalla A.s. Roma Football Cares – cui hanno aderito la serie B, la Fiorentina e tante altre società mi auguro presto si accoderanno – segue di pochi giorni la campagna sposata dal Bayern e dalla Bundesliga che, oltre ad aver subito donato un milione di euro e aperto un campo di calcio per i bambini giunti in Germania, ha raggiunto curve e tifosi di diverse squadre con gli striscioni “Refugees welcome” che hanno fatto il giro del mondo via web.

Questo genere di iniziative ci ricordano che il calcio e lo sport sono insieme divertimento, spettacolo, allegria ma anche formidabili strumenti di inclusione, capaci di renderci parte di una comunità più grande. Nella nostra quotidianità sportiva invece – tanto sui palcoscenici delle gare più importanti, quanto nelle sfide amatoriali – abbiamo tollerato fin troppo tifosi, atleti e dirigenti con condotte offensive, razziste e discriminatorie: e anche partendo da questa consapevolezza che come dipartimento Sport del Pd intendiamo promuovere in tutto il Paese, a partire dalle prossime settimane, una serie di incontri tematici sullo sport con particolare attenzione alla sua capacità di essere veicolo di integrazione e di inclusione.

Discuteremo con i nostri inscritti e con i nostri volontari di politiche sportive, incontreremo le molte realtà sportive che permettono ai rifugiati di fare sport e quando sarà possibile ci divertiremo anche a praticarlo insieme organizzando magari qualche torneo fra circoli. Tra cinquant’anni i nostri figli ed i nostri nipoti, studiando la storia di questi giorni, misureranno la civiltà del vecchio continente dal rispetto che abbiamo dimostrato nei confronti di centinaia di migliaia di bambini che fuggono dalla guerra o dalla barbarie dell’Is e che magari un giorno potrebbero vestire i colori di una nostra nazionale.

Luca Di Bartolomei
Responsabile nazionale sport Pd

 

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