SponzFest, inzupparsi di Sud in Alta Irpinia

Cultura
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Da oggi fino a domenica 30 agosto, si svolgerà lo Sponz Fest, con la collaborazione dei Comuni di Calitri, capofila del progetto, Conza, Andretta, Cairano e Aquilonia.

Calitri è una cittadina con meno di 5000 anime che si trova in Alta Irpinia. Qui ci sono tracce della presenza umana che vanno indietro fino al Neolitico. E non stupisce molto, è un luogo ideale, posto in una vallata, crocevia di strade antichissime, oggi punto di contatto di Campania, Lucania e Puglia.  Un tempo qui passava anche il treno, lungo la linea ferroviaria Avellino-Lioni- Rocchetta Sant’Antonio, ma nel 2010, dopo 115 anni sono state sospese definitivamente le tratte (già compromesse dal post terremoto).  Tradizioni e leggende contadine sono state tramandate per secoli, tipiche del sud Italia, che hanno a che fare con il tema del cammino e della terra. Come tanti borghi del Sud, anche Calitri è stato luogo di partenza per chi ha cercato fortuna nel nuovo mondo o al Nord Italia nel secondo dopoguerra. Vinicio Capossela è figlio di questa terra, e da tre anni organizza un festival di musica, racconto, riflessioni e attenzione alla terra e al cammino.

Da oggi fino a domenica 30 agosto, si svolgerà lo Sponz Fest, con la collaborazione dei  Comuni  di Calitri, capofila del progetto, Conza, Andretta, Cairano e Aquilonia. In particolare sabato si svolgerà la NOTTE D’ARGENTO, il concerto ricco di ospiti con cui Vinicio Capossela celebrerà i 25 anni di sposalizio con la musica.

Quando nacque  il festival nel 2013 a Calitri, l’intento era  creare un’occasione di comunità intorno alle ritualità dello sposalizio. L’anno scorso, l’edizione era intitolata ‘Mi sono sognato il treno’ ed era costruita lungo la tratta della sospesa ferrovia Avellino– Rocchetta. La comunità non solo ritrova se stessa nella tradizione ma si interroga sul tema della mobilità, dei collegamenti, sul buon uso dei beni comuni. Ed è bello pensare che proprio oggi Graziano Delrio, parlando di mobilità, parla di beni comuni.

La parola Sponz, viene da sponzare,  che vuol dire sponsale, ma anche spugna.  Spugnare, inzuppare. Vale per il baccalà che per essere reso commestibile deve stare in ammollo. Vale anche come chiave di lettura per questa terra, per il Sud, che richiede la pazienza di essere compresa fino in fondo, e per farlo bisogna lasciarsi ‘infracidare’ delle sue bellezze e delle sue storie.

Sul sito ufficiale del Festival, al link http://www.sponzfest.it/2015/programma/ e sui canali social ufficiali si può consultare il programma

Michele vive e lavora di musica, ha la mia età, è di Verona, ma è innamorato perso del Sud, e siamo diventati amici grazie alle Luci della Centrale elettrica.

‘Amico mio, eccomi qua.

Ti mando il comunicato stampa dello Sponz Fest. Non te lo mando per motivi particolari, semplicemente, anche alla luce delle chiacchierate fatte, mi sembra importante che tu ne sia a conoscenza, sia per il ruolo che occupi, sia per l’amore e la passione con cui parli sempre del Mezzogiorno e della Campania. È un festival realizzato all’80% da volontari, giovani e meno giovani della zona, che lavorano con una passione assurda per trasformare queste zone isolate e spesso depresse in luoghi di incontro, in luoghi ospitali, aperti e pronti a trasformarsi e a diventare attivi e propositivi. Quel “basta piagnistei” che ho letto sui quotidiani mi trova piuttosto d’accordo, per questo professionalmente e umanamente mi sto “esaltando”, io veronese doc, a lavorare con queste persone e per una terra che pur essendo così lontana da me e dalle mie radici, sento che merita attenzione, energia, lavoro e tanta passione.

Ecco tutto. Secondo me dovresti venirci quest’anno’.

Michele ha ragione, quest’anno dovremmo andarci tutti. Perché come per la Notte della Taranta, lo SponzFest è il Sud che trova il proprio cammino rinnovando la tradizione, che merita un nuovo racconto come ci siamo detti tante volte, e soprattutto tutto il nostro sostegno.

 

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