Spero nella sconfitta di chi combatte per qualcuno e non per un’idea

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A polling station for a referendum on the duration of offshore drilling concessions in territorial waters, in Rome, Italy, 17 April 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Sono un militante del Partito democratico e ho votato sì al referendum: quello che mi ha lasciato di stucco sono le reazioni dopo il voto

L’esito di questo referendum era tutt’altro che inaspettato. Le reazioni successive al risultato lasciano di stucco, mentre il saluto affettuoso dell’on. Carbone rappresenta solo una nota di colore. Colgo l’occasione per un chiarimento che ritengo importante ai fini della lettura: io a votare ci sono andato e ho votato “sì”. Con ciò sarò libero di esprimere giudizi di valore, senza eccedere.

Cavallo di battaglia di militanti e dirigenti vicini a Renzi è la presunta strumentalizzazione. E’ logico, direi legittimo, dubitare che nell’eterogenea coalizione “No Triv”, da CasaPound a Sinistra Italiana, passando per Salvini e 5 Stelle, qualcuno avesse tentato la carta della spallata extraparlamentare al governo. Mi chiedo ora, riconoscere come vittoria politica, fors’anche personale, un risultato frutto in gran parte del disinteresse e della disinformazione, non è un po’ beffardo? Attendo con ansia il giorno in cui i due terzi dell’elettorato italiano riverserà lo stesso consenso in favore del Partito democratico.

Ma procediamo con ordine. L’astensione di per se non ha alcun valore, eccetto quello che gli si attribuisce soggettivamente. Vorrei analizzare rapidamente tre connotazioni ricorrenti. Innanzi tutto quella “morale”: ho parlato di soggettività, ma qui mi sembra di esagerare, facciamo politica mica catechismo! In secondo luogo quella “giuridica”: ognuno si appella a norme diverse, ma la Costituzione la fa da padrona sempre, se l’art. 75 prevede un quorum ci sarà una ragione: il pericolo di rimanere schiavi di una minoranza iperattiva.  Infine quella “politica”, con la quale vado alla conclusione.

L’errore secondo me è tutto qui: in quel 30% c’erano tanti elettori e militanti del Pd, e qualcuno allo scorso Congresso ha accordato la fiducia all’attuale segretario (come il sottoscritto). La derisione tra compagni è inaccettabile. Nutro profondo rispetto per gli appassionati supporters del pallone, per contro provo astio per il tifo oltranzista. Esso è il prodotto di una distorsione della passione, che si trasforma in credo dogmatico e ottenebra la mente, sbarrando occhi e orecchie.

Non auspico nessun ripensamento nel fronte astensionista, ma spero nella sconfitta degli estremisti, di chi combatte solo per qualcuno e non per un idea, dei correntisti più fedeli, di coloro insomma che rifiutano la riflessione personale nascondendosi dietro la massa informe, dotata oggi della potente forza digitale. Un minuto di silenzio, questo sì veramente utile e doveroso, per capire quanto fiato sprecato.

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