Sottili censure crescono. Inquietarsi no?

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Charlie Hebdo

Dal saggio giudicato “islamofobo” alle intimidazioni agli autori di Ghetto Italia: sono tutti piccoli ma costanti segnali che ci dovrebbero allarmare

Una settimana fa, Giulio Meotti, su Il Foglio, ci ha raccontato la storia di un libro che, pur avendo un grande successo in Francia, non riesce a trovare editori inglesi e statunitensi disposti a tradurlo e pubblicarlo. Motivo? Troppo “islamofobo”. L’autrice è Caroline Fourest, giornalista di Charlie Hebdo, donna da sempre impegnata nelle battaglie contro la censura, femminista e vicina alla gauche.

Il saggio, Eloge du blasphême, è dedicato dall’autrice “ai sopravvissuti di Charlie” ed è pubblicato da Grasset, una casa editrice di fama secolare che a suo tempo aveva per prima dato alle stampe A la recherche du temps perdu di Proust. La paura degli editori anglosassoni è di toccare temi pericolosi e esplosivi. L’Islam lo è, senza dubbio. La paura si trasforma così in censura, proprio nel paese che ha dato le nobili origini alla libertà di stampa. Qualche secolo fa.

Questa settimana Loredana Lipperini, su La Repubblica, porta alla ribalta la vicenda delle violente intimidazioni rivolte ai due autori del libro Ghetto Italia, pubblicato da Fandango. La vicenda era già stata denunciata da Amnesty International. In questo caso i due autori hanno avuto il coraggio professionale di raccontare, andando alla fonte, le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere e lavorare i braccianti stranieri che arrivano nelle italiche terre.

Ivan Sagnet e Leonardo Palmisano, con la loro inchiesta, hanno svelato una delle terribili storture e hanno, attraverso Radioghettovocilibere, mobilitato un’intera zona nella battaglia contro questi soprusi. Da qui le minacce e il tentativo di silenziare queste voci libere.

Cinquant’anni fa, nel 1966, fu abolito il famigerato Indice dei libri proibiti. Il cardinale Alfredo Ottaviani chiudeva, così, un’epoca contrassegnata dal perenne tentativo di mettere sotto “tutela” il libero pensiero, la ricerca scientifica e la creazione artistica. Quello sterminato elenco di censure e autocensure è ormai parte della storia.

Oggi è tutto più ovattato e alle censure o minacce si dedica ogni tanto qualche titolo. Oggi le minacce sono certamente meno numerose e più casuali. Eppure sono piccoli segnali costanti: perché, allora, non ci inquietano più?

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