Sorpresa, la classe media italiana ha retto l’urto della crisi

Economia
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I dati del Global Wealth Report smentiscono molti luoghi comuni

Premi Nobel e non ci hanno raccontato che gli effetti della crisi hanno colpito la classe media, in alcuni casi riducendola a nuovo proletariato, soprattutto in Europa. Ma ora arrivano dei dati che smentiscono questi tesi, almeno per quanto riguarda l’Italia.

La vecchia borghesia ha retto l’urlo della recessione, dello shock finanziario e dell’aumento delle tasse, uscendone quasi intatta. Le cifre non possono essere definite di parte e quindi non dovrebbe partire il consueto dibattito che contraddistingue ogni rilevazione sui nuovi posti di lavoro.

Dall’annuale studio del Credit Suisse sulla ricchezza mondiale, il Global Wealth Report 2015 – che già nel 2014 ci ha raccontato come Grecia e Italia fossero i paesi che dal 2008 avevano visto accrescere il numero dei milionari più che nel resto del mondo – emerge infatti che il corpo di mezzo della nostra società resta addirittura fortissimo.

Il report considera appartenenti alla classe media gli individui che hanno un patrimonio tra i 50 mila e i 500 mila dollari, con aggiustamenti a seconda del potere d’acquisto nei vari Stati. La percentuale di adulti che fanno parte di tale categoria in Italia è il 59,7% (non è un refuso, più di uno su due!) numero che la colloca al quarto posto nel mondo, preceduta solo da Australia (al primo posto con il 66,1%), Singapore e Belgio.

La classe media italiana è così relativamente più numerosa di quella del Regno Unito (54,7%) e surclassa quelle di Francia (49,2%), Germania (42,4%) e Usa (37,7%), dove i morsi della crisi sub-prime hanno mietuto in effetti intere categorie di “new middle class”. Anche in numeri assoluti l’Italia, con 29 milioni di esponenti della classe media, batte la Germania e il Regno Unito (entrambi con 28 milioni) e la Francia (24 milioni).

L’Italia fa parte della top 10 anche per quanto riguarda la ricchezza mediana per adulto, che ammonta a 88.600 dollari. Ma qui vengono i dolori. Rispetto all’anno scorso è scesa dal terzo al nono posto, perdendo il 31,5% del patrimonio. Si tratta del secondo maggior calo tra i primi dieci paesi, dietro a quello evidenziato dalla Norvegia, in quinta posizione, che ha ceduto il 41,1%. La classe media italiana precede sempre Francia e Germania in questa graduatoria, mentre viene superata dal Regno Unito, che con 126.500 dollari si colloca al quarto posto mondiale. Si può dire però che nell’area euro guadagna la medaglia d’oro.

In diminuzione, invece, i Paperoni nostrani, ossia coloro che hanno un patrimonio netto superiore ai 50 milioni di dollari: sono 2.831, in calo del 14,1% sull’anno precedente. Impoverimento improvviso, investimenti sbagliati o fuga di capitali? Difficile dirlo.

Certo che di fuga di capitali ne sa qualcosa ormai anche la Cina che, a causa della frenata economica, sta conoscendo un certo deflusso di ricchezza verso l’estero. Nonostante ciò, la seconda economia del pianeta registra l’aumento maggiore di super-ricchi (+23,9% a 9.555), che si colloca al secondo posto su scala globale, ma a lunghissima distanza dagli Usa, che contano 58.855 milionari, in crescita del 7% rispetto all’anno scorso. Sul terzo gradino del podio il Regno Unito (5.378), seguito dalla Germania (4.948).

Per quanto riguarda il confronto tra le due più grandi economie mondiali, Usa e Cina, sorprende il fatto che in numeri assoluti la classe media cinese ormai superi quella statunitense, con 109 milioni di individui contro 92 milioni: ma proprio questo elemento sta diventando un problema per il governo di Pechino, perché questa nuova, enorme, classe di persone, ha cominciato a ridurre i consumi.

Nel report ci sono poi elementi che interesserebbero il neo premio Nobel per l’Economia, Angus Deaton. In tutto il mondo i milionari costituiscono solo lo 0,7% della popolazione ma hanno in mano il 45,2% della ricchezza mondiale e nella maggior parte degli stati, inoltre, a partire dalla crisi del 2008, le diseguaglianze hanno continuato ad ampliarsi, più a Occidente che in Oriente. Una brutta notizia per noi europei. Ma questa la conoscevamo già.

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