Sono orgoglioso delle donne e degli uomini che salvano le vite dei migranti

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I 108 migranti sbarcati con la nave 'Aquarius' al porto di Lampedusa, 18 aprile 2016. Raccontano di essere partiti dalla Libia su un gommone in 130-140. Ne sono stati salvati 108 dalla nave Aquarius dell'Associazione SOS Mediterranee, due risultano annegati, 6 giacevano cadaveri nel fondo dell'imbarcazione: tutti gli altri risultano dispersi. ANSA/ELIO DESIDERIO

Sono italiano e siciliano e penso che come è normale che ci sia un Peppe o un Salvatore a Brooklyn è normale che ci sia un Mohamed o una Aisha nelle città italiane

Come tutti i siciliani, anche per me, è diventata consuetudine ascoltare giornalmente,tra le notizie del tg regionale, notizie sugli sbarchi. A Lampedusa, Pozzallo, Augusta. E’ diventato tutto così consueto che, ammettiamolo, si corre il rischio di anestetizzarsi al dramma. E’ diventata consuetudine vedere vicino a Mineo tanti uomini vagare per la statale. E’ diventata consuetudine vedere nelle nostre strade gli immigrati ospiti di strutture di accoglienza.

Ammettiamolo un momento, in tutta onestà: tutti noi anche per una frazione di secondo abbiamo avuto un momento di fastidio. Non c’è da vergognarsi. Siamo uomini anche noi e,tutti, per un istante rischiamo di percepire l’altro come un pericolo. Sono siciliano e penso che, nel mondo, in tutto il mondo ci sono migliaia di Salvatore, Turi, Peppe, Saro. Sono siciliano e penso che Salvatore, Turi, Peppe, Saro hanno lottato, hanno rischiato la vita, sono stati ghettizzati, hanno letto davanti a qualche giardino pubblico che a loro e ai cani era precluso l’ingresso.

Però oggi se vai a New York, a Sidney, a Colonia ti accorgi che Rosaria, Beppe e Gianni vivono li e magari sono politici, ingegneri, rappresentanti delle istituzioni. Mario (Cuomo) è stato governatore dello Stato di New York . Si proprio li “a ‘Merica” dove arrivavamo con le valigie di cartone e magari ti poteva finire male perché eri italiano. Sono siciliano e sono italiano : lo erano anche Sacco e Vanzetti.

Sono siciliano e penso che le strade che percorro hanno le impronte dei normanni, dei greci, degli arabi, degli spagnoli e penso che come c’è un Peppe a Brooklyn non mi dovrebbe sembrare strano che ci sia un Mohamed a Palermo, una Aisha a Catania o a Milano.

Sono un terrone e per questo penso che nessuno debba sentirsi terrone da noi. Guardo il tg e vedo che nonostante tutte le cose che non vanno nella mia Regione ci sono donne e uomini straordinari che salvano, accolgono chi viene dal mare. Perché anche noi abbiamo attraversato il mare. Perché Mohamed ha gli stessi sogni che aveva Turi, e Aisha vuole un futuro migliore per i suoi figli come lo voleva Rosaria appena arrivata in Belgio. Sono italiano,siciliano e penso che vivevamo in un regno quello delle due Sicilie.

Avevamo una capitale, Napoli. Poi penso bene e capisco che la abbiamo di nuovo. E non è la capitale di una parte della nazione ma la capitale d’Europa. Non è una grande città ma una piccola isola: Lampedusa. Non ha grattacieli ma ha dei giganti di umanità. Non si fanno leggi di bilancio a Lampedusa ma si producono esempi per tutto il mondo soggetti alla più grande legge della nostra storia : la pietas.

Sono italiano e siciliano ma mi sento cittadino del mondo e penso che viviamo in mezzo a spinte uguali e contrarie che vorrebbero ridurre tutto ad una darwiniana lotta tra uomini. Sono consapevole che viviamo nel pieno di una infida e liquida ideologia che è il populismo. Guardo il volto di un extracomunitario al semaforo e penso che per lui il più grande successo è essere vivo.

E siccome io sono stato lui in passato, perché io come tutti noi sono figlio di una cultura di migrazione e di immigrazione, ecco guardando lui penso che ho il dovere di impegnarmi in una quotidiana battaglia di umanità e di civiltà. Ho il dovere dell’universalità davanti al settarismo miope dei populisti. Penso ai vari Turi, Peppe e Saro e sento dentro di me l’orgoglio di appartenere ad un Paese che è il centro culturale del mondo. Sento di me l’orgoglio di essere immerso nella più grande tradizione politica e filosofica della storia: l’umanità della nostra gente.

E proprio per questo penso che la nostra storia è sempre stata e non può non essere aperta agli altri, aperta al futuro e all’integrazione intelligente. E penso che la politica quella con la P maiuscola è quello straordinario strumento che ci permette di conciliare le aspettative di chi arriva con le inquietudini di chi accoglie. La politica e non i tweet e i post. La politica che,in ultima analisi, è una mano tesa verso un barcone a salvare un futuro che non vuole annegare.

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