Sondaggio Swg, il M5S ha esaurito la spinta propulsiva

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Le polemiche sul dopo-Pizzarotti rischiano di rovinare anche l’immagine della Raggi

Nel Tom tom della settimana scorsa ci chiedevamo se dopo il caso-Pizzarotti e tutte le polemiche ad esso seguito il Movimento 5 Stelle non si avviasse ad un calo dei consensi (virtuali, s’intende). Sette giorni dopo la risposta è: sì. Il sondaggio Swg di questa settimana lo segnala inequivocabilmente.

 

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Come si vede il calo, in una settimana, è dell’1,3% (e la forbice con il Pd si riallarga al 6%): non certo un tracollo ma un ritorno a percentuali non distanti da quella delle politiche 2013. Dopo un’escalation di molte settimane, con qualche piccolo stop, questo arretramento può (sottolineiamo: può) significare un’inversione di tendenza, un lento esaurimento della spinta propulsiva – per usare la celebre espressione di Berlinguer sull’Urss -, come se il caso-Pizzarotti fosse un turning point decisivo nella storia del M5s.

Si legge nel paper Swg: “Portabandiera dell’anti-casta e dell’anticorruzione, l’immagine del M5S inizia a incrinarsi: il 44% degli italiani non li ritiene più infatti immunizzati ma, una volta al potere, tendenzialmente simili agli altri. Un giudizio critico che coinvolge, con gradazioni differenti, parte della base elettorale grillina (14%), mentre il 30% denuncia l’esistenza di un problema di selezione della classe dirigente del Movimento”.

Dopo i casi Pizzarotti e Nogarin c’è dunque un evidente problema di immagine.

 

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In parole povere, la grande arma dei grillini verso l’intero sistema politico – e particolarmente verso il Pd che ne costituisce l’architrave essendo il partito al governo – si sta ritorcendo contro i grillini stessi. Troppi, i casi di opacità nell’azione di governo. Troppe, le ambiguità sul chi decide, sui meccanismi di democrazia interna in base ai quali chi dirige la baracca è un po’ Grillo un po’ Davide Casaleggio: altro che democrazia diretta e “uno vale uno”. Questioni che hanno toccato una candidata sindaco come Virginia Raggi, pur lanciatissima, che in una intervista all’Espresso è parsa ammettere la sua sudditanza a Grillo piuttosto che rispettare i cittadini romani (beccandosi proprio sul nostro sito una dura reprimenda di Anna Paola Concia).

E proprio sulle elezioni di Roma, nel profluvio di sondaggi che dicono tutto e il contrario di tutto, ripetiamo qui ciò che dicemmo un mese fa, e cioè che la partita è apertissima. Quasi tutti i sondaggi danno in pole position la candidata M5S, avanti a tutti gli altri dai 3 ai 6 punti. Poi, Roberto Giachetti (Pd) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia). Secondo il sondaggio Demos per Repubblica, Raggi troneggia al 30,5%; seguono Giachetti al 24,5 e Meloni al 23,1. Malgrado il sostengo di Forza Italia, Alfio Marchini si ferma all’11% (sempre secondo Repubblica), poco più di Stefano Fassina (Sinistra Italiana) che raccoglie un lusinghiero 8%.

In realtà, nella dinamica della maggior parte dei sondaggi Giachetti sta via via riducendo il distacco dalla Raggi. Secondo un sondaggio realizzato per Huffington Post da ScenariPolitici-Winpoll, il vantaggio della candidata M5S sul candidato del Pd è di soli 2 punti percentuali: 27% contro 25%.

Che anche l’avvocatessa Raggi stia esaurendo la sua spinta propulsiva?

 

 

 

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