Sondaggi, Pd record e la destra s’è persa

Tom tom
tom tom

Sondaggio Swg, Pd al 35,5. Dopo 3 settimane M5S recupera

 

Aumenta ancora il Pd – 35,5%, record da molti mesi, la settimana scorsa aveva il 34,1% – mentre calano tutti e tre i partiti del centrodestra: è anche questa è una novità perché di solito uno dei tre cresceva sempre. Dunque, la Lega passa in sette giorni dal 14,4% al 13,7%; Forza Italia dal 13,5% al 12,4%; e Fratelli d’Italia dal 4,5% al 4%. Infine, “rimbalzo” del M5S che dopo tre settimane di calo recupera passando dal 21,1% al 22,1%.

Questo dice il sondaggio Swg del 3 marzo (Metodo di rilevazione: sondaggio CATI-CAWI su un campione rappresentativo nazionale di 2000 soggetti maggiorenni).

 

== SENZA ALTERNATIVE IL PD CRESCE. E VICEVERSA ==

L’eterna questione se sia nato prima l’uomo o la gallina si traduce, nella situazione politica italiana, nel dilemma: il Pd cresce perché gli altri partiti non costituiscono un’alternativa reale o i vari partiti non decollano perché il Pd va bene? Interrogativo evidentemente mal posto: dato che sono vere entrambe le cose.

Il partito di Renzi usufruisce in questa fase di un (relativo) buon andamento dell’economia – evidenziato dall’Istat – e malgrado la sofferenza e il malcontento siano molto diffusi, tuttavia gli italiani hanno la sensazione che la situazione stia andando complessivamente un pochino meglio e soprattutto che nessuno potrebbe fare molto di più. Chi ha la ricetta magica per migliorare la condizione del Paese? Grillo? Berlusconi? Salvini? La Meloni? No. Meglio continuare a dare credito a Renzi (e Padoan, non a caso il ministro più stimato).

Malgrado tutte le polemiche, sembra che il Pd risulti “il vincitore” della battaglia sulle unioni civili. Non a caso, si tratta della legge Cirinnà, una esponente del Pd; e, come si dice, Renzi ci ha messo la faccia anche compiendo uno strappo rispetto all’idea originaria, per la qual il governo avrebbe dovuto restare fuori da questa partita.

La destra cala con tutti e tre i suoi partiti: è la proiezione dei pasticci che Berlusconi, Salvini e la Meloni stanno combinando a Roma, dove sta plasticamente andando in scena la maionese impazzita della destra, con ciascun leader che butta giù il candidato sindaco degli altri. Uno spettacolo che incide molto negativamente sulla psicologia di un elettorato moderato che sognava – berlusconianamente – una ripresa “unitaria” della coalizione; e anche di quello più “estremista” che – salvinianamente – auspicava la formazione di una forza lepenista in salsa italiana ma per ora continua a fare i conti con gli scandali in casa propria. E l’impressione è che il leader con la felpa abbia perso parte della sua forza.

Poche parole infine su Cinquestelle: si sono appannate. Da Quarto alle incertezze sulle unioni civili fino all’ultimo, clamoroso caso dello “spionaggio” della Casaleggio Associati sui parlamentari M5S (anche se è troppo presto per capire se questo impatti sull’opinione pubblica), i grillini fanno fatica. Hanno la grande occasione di Roma: ma per adesso fa notizia solo il caso della candidata Virginia Raggi che piace alla destra. Si vedrà presto se è una buona chance o un problema.

 

 

 

 

 

Vedi anche

Altri articoli