Oltre l’effetto Casaleggio: forza e limiti del M5S

Tom tom
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Momento buono per i grillini, anche per l’emozione della morte del fondatore

 

Paolo Mieli, in un talk tv, ha evocato il famoso “effetto Berlinguer” a proposito della scomparsa del fondatore del M5S Gianroberto Casaleggio. L’ “effetto Berlinguer”, come si ricorderà, avvenne nel giugno 1984 alle elezioni europee, pochi giorni dopo la morte del segretario del Pci, un evento che fu vissuto con grande commozione e intensità non solo dai comunisti.

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Il Pci per la prima e unica volta nella storia repubblicana sorpasso la Dc, seppur di poco, e divenne il primo partito: e certamente l’emozione per la scomparsa di Berlinguer fece lievitare i consensi al Pci; furono molti gli elettori che sulla scheda scrissero il nome del segretario comunista (il Viminale naturalmente consentì che quelle schede non venissero annullate) e non c’è dubbio che molti cittadini che mai avevano votato Pci in precedenza, nel giugno ’84 barrarono quel simbolo, proprio in omaggio ad una personalità “nazionale”, per certi aspetti unificante (si pensi alla denuncia della questione morale).

Regge l’ipotesi di un analogo “effetto-Casaleggio” a favore del suo Movimento? Evidentemente, ogni paragone è improprio. Cambiano i personaggi, cambia la percezione dei fatti, cambia soprattutto la “persistenza temporale” di un avvenimento. A parte che Casaleggio non è Berlinguer, per ragioni fin troppo ovvie (se non altro perché il segretario del Pci era stra-conosciuto e il fondatore del M5S molto molto di meno), c’è da chiedersi cosa resterà e per quanto tempo dell’opera, peraltro un po’ misteriosa, del “guru” di M5S. Il quale, pur nel suo stile particolare, fu senz’altro un capo.

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Può darsi dunque che, almeno nel breve periodo, il coro di lodi a Casaleggio, anche un po’ inatteso, influenzerà quella parte di elettorato inquieto che guarda al M5S come ad una alternativa al quadro politico attuale. Nessuno potrà mai confermarlo scientificamente ma non ci sono dubbi che un forte vento stia spingendo nelle vele del Movimento, seppure i giornalisti e gli analisti più attenti non manchino di rilevare le criticità sul futuro di un partito (perché questo oggi è il M5S) senza la guida di colui che era definito il “guru”, la testa pensante, la vera guida politica, così come sono in molti a prevedere lotte interne per la vera direzione del Movimento. Di Maio ha detto che “non ci saranno leader”: uhm, forse ce o n’è più d’uno. Chi vincerà?

Se guardiamo all’andamento del M5S negli ultimi mesi, dopo la crisi successiva ai fatti di Quarto (e anche di altri comuni male amministrti: non se ne parla più ma l’ultimo riguarda Ragusa), bisogna dire che il partito sta conoscendo una buona ripresa, evidenziatasi nelle ultime due settimane, e speculare alle difficoltà del Pd.

Lo stesso andamento vediamo anche questa settimana, come si vede nel sondaggio Swg. Ecco la tabella complessiva.

 

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E’ chiaro che non si può vivere di soli “effetti” extra-politici. La verità è che il M5S è diventato il catalizzatore di tutti gli umori negativi del Paese, un fenomeno che per molti versi ricorda l’exploit della Lega negli anni Novanta e persino quello del primo Berlusconi. Chi ha motivo – e anche chi non ne ha ma crede di averne – per protestare, contestare, arrabbiarsi guarda naturaliter ai grillini. Senza badare troppo a programmi, contenuti, idee per il governo del Paese. Un voto contro. Contro Renzi, contro le multinazionali, contro l’Europa e quant’altro: una miscela esplosiva che si arricchisce di una dose mostruosa di rissosità, se non di odio. Lo si è visto ai funerali di Casaleggio, con i fischi ai rappresentanti del Pd.

Lo si vede benissimo sui social metwdia. Dove gli auspici di morte e di malattia di chi non la pensa come te sono purtroppo molto più numerosi di quelli chi vuole ragionare. Ma il consenso politico, purtroppo, si alimenta anche di questi fenomeni.

Resta tutto da vedere, poi, se la rabbia di una parte degli italiani sia compatibile con una ragionata scelta per il governo. Ma c’è tempo per verificarlo.

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