Sondaggi, l’onda anti-sistema che colpisce il Pd

Tom tom
tom tom

Con il Pd in flessione e la destra ferma, è il M5S ad avvantaggiarsi

Impalpabile la settimana scorsa, piano piano si avverte un effetto-Roma sui sondaggi. Il caso-Roma, mescolato con i nuovi scandali (Lombardia), sta acuendo un sentimento “anti-sistema” di cui beneficia essenzialmente il M5S, in ottima salute, e colpisce il principale partito di governo, il Pd, che comunque resta saldamento il primo partito.

 

== INCROCIO PERICOLOSO ===

Se la strada di un sindaco si incrocia pericolosamente con quella del suo partito – quello che è successo a Roma – gli effetti possono essere pesanti, perché nell’opinione pubblica arrivano insieme il fastidio per le polemiche e la rabbia per un governo della Capitale finito male. Qualche eco di questo malessere si riverbera negativamente sul Pd.

I cittadini vorrebbero “una strada dritta”, cioè una politica più lineare e sempre meno accidentata e disseminata di buche e trabocchetti: la vicenda della giunta Marino, da questo punto di vista, è emblematica in negativo. Il problema è come “ricoprire le buche” in fretta (e la metafora è quanto mai calzante trattandosi di Roma), vale a dire trovare rapidamente soluzioni credibili in vista del big match delle amministrative della prossima primavera.

 

=== DIREZIONE VIETATA ===

Più in generale, il tema della legalità – intesa in senso lato: comprendente cioè anche i concetti di coerenza, trasparenza, onestà intellettuale – ha (di nuovo) assunto un ruolo centrale nella valutazione degli elettori. Soprattutto a cospetto della crisi economica, il comportamento morale dei partiti viene valutato ancora più severamente. La “disonestà” è assolutamente vietata. Anche qui in senso lato: non siamo più nell’era delle tangenti (o non solo) ma in quella degli scontrini.

La sensazione è che in questa ultima fase la “disonestà” venga percepita come un fattore “di sistema” e di conseguenza a risentirne maggiormente è il partito principale del governo, il Pd, giacché il governo è vissuto comprensibilmente come l’architrave del sistema. Viceversa il partito percepito come antisistema, il M5S, non può che giovarsene. Quella “antisistema” rischia di essere un’onda lunga in grado di trascinarsi fino alle prossime amministrative.

Secondo Ixè (per Agorà), nell’ultima settimana, il Pd passa dal 35,1 al 33,9; mentre il M5S dal 24,9 al 26%.

Secondo Swg, il Pd passa dal 35,4 al 34,7; mentre il M5S passa dal 25,3 al 25,7%.

Secondo Demos (Diamanti) in un mese il Pd è passato dal 33,1 al 31,8 mentre il M5S è passato dal 26,8 al 27,2.

 

=== DIVIETO DI SORPASSO ===

Come nel gran Premio di Montecarlo di Formula Uno, dove non ci sono mai sorpassi, la “classifica” dei partiti appare ormai consolidata e pressoché immutabile. Primo, il Pd; secondo il M5S; erza la Lega;  quarta Forza Italia (anche se Diamanti ha segnalato un sorpasso azzurro nei confronti di una Lega che anche il nostro tom tom ha segnalato in frenata da aettimane) e via via gli altri (spostamenti minimi: in crescita Fratelli d’Italia, sempre fermi Sel e Ncd). Troppo presto per valutare appieno gli effetti diretti del caso Mantovani-Garavaglia su FI e Lega. In generale, sembra che la vettura della destra, tutto sommato, non riesca a prendere velocità. A intercettare il malessere di una parte del Paese. Al momento, non è competitiva.

 

Vedi anche

Altri articoli