Sondaggi, la Gran Turismo di Silvio e la Smart di Giorgia infastidiscono Salvini

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A Roma l’addio di Marino non sembra suscitare molti rimpianti

Pochi rimpianti fra i romani per le dimissioni di Ignazio Marino. In mezzo a tanta sfiducia, disorientamento, ‘so tutti uguali e tanto nun cambierà mai gnente, però molti (persino un grande saggio come Carlo Verdone!) dicono che bisogna provare qualcosa di nuovo, cioè i Cinquestelle. Un voto un po’ “contromano”. Ma in una città senza semafori, tutto è ormai possibile.

Il caso-Roma non dovrebbe incidere sugli orientamenti nazionali. In un quadro nazionale sufficientemente stabile, i grillini mantengono e secondo alcuni salgono di velocità, il Pd guarda negli specchietti retrovisori e, un po’ a sorpresa, Forza Italia non esce di strada, che è già tanto.

 

=== ROMA, CADUTA MASSI ===

Tanto dissestata la strada di Roma che la vettura di Ignazio Marino è finita fuori strada, come era prevedibile da mesi, almeno a stare a quel sondaggio effettuato da Tecnè a luglio dal quale emergeva che il 69% dei romani dava un giudizio negativo sulla giunta Marino. I mesi seguenti non devono aver portato nuova benzina. E così si giunge al dato di Ixé di venerdì: per il 63% degli italiani (presumibilmente la cifra è maggiore se riferita ai romani, ma è una nostra deduzione) Marino ha fatto bene a dimettersi. Il masso infine è rotolato, a chi toccherà rimuoverlo per far riprendere la circolazione?

 

=== SEGNALE GPS INTERROTTO ===

Da qualche settimana non arrivano più grandi segnali dalla vettura di Matteo Salvini, negli scorsi mesi molto veloce. Secondo la supermedia elaborata da Tou Trend il motore della Lega dà qualche segno (precoce) di affaticamento. Gli esperti dicono che la soglia del 15%, decimale in più decimale in meno, è come se fosse uno scoglio arduo da doppiare.

Non si esclude che dalle parti della destra la vecchia Gran Turismo di Berlusconi le abbia rosicchiato un po’ di metri. Secondo Swg, la benzina nel motore di FI è ancora quella dell’ex Cavaaliere: fra gli elettori azzurri, per capirci, a seguire Denis Verdini c’è solo il 3%.

Nell’ultima settimana la Lega avrebbe perso lo 0,2% e Forza Italia avrebbe guadagnato lo 0,3% (è data al 12%). E la piccola Smart di Giorgia Meloni è stata lanciata proprio da Salvini come possibile candidata alla successione di Marini: meglio tenersela amica – no? – la vispa Marine Le Pen de’ noantri. In definitiva, l’impressione è che a destra siano partite le grandi manovre per frenare il Matteo di Milano.

 

=== ANDARE AVANTI PIANO ===

Avanti piano: così  sembrano procedere sia il Pd (e il gradimento personale di Matteo Renzi) che il Movimento Cinquestelle, sempre ondeggiante sopra e sotto il 25%. Le due macchine più veloci vanno avanti senza scossoni. Davanti, Renzi guarda negli specchietti ma la sua inseguitrice resta lontanuccia. L’elettorato M5S sembra preferire di gran lunga i toni più pacati e il professionismo del giovane pilota Luigi Di Maio alla guida spericolata e irrispettosa delle regole del vecchio Grillo.

In particolare (fonte: Swg), fra gli elettori del M5S Di Maio batte Grillo 29 a 24, fra i benestanti 27 a 19 ma fra i poveri prevale il comico genovese per 28 a 20.

Il dato è interessante. Conferma quello che analisti e politologi hanno osservato da tempo, e che cioè anche l’elettorato “di protesta” è in cerca di affidabilità. Che il “vaffa” ha definitivamente esaurito la sua spinta propulsiva. Ora i grillini, o post-grillini, dovranno trovare un altro propellente per correre.

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