Sondaggi, il Pd cresce. Ecco 4 ipotesi sul perché

Tom tom
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Mancanza di alternative e aggressività con l’Europa, e Renzi vola

Non c’è un solo istituto di sondaggi che non segnali nelle ultime settimane una crescita del Partito democratico.

Tranne Eurmedia research, che quota il Pd ancora poco più su del 30% (30,8%, per l’esattezza) gli altri istituti danno il partito di Renzi sopra il 32%.

Si segnalano Swg (35,5%, con un aumento di un punto in una settimana), ma anche Ixé – 34,2% – e Piepoli (33%), ma anche Pagoncelli (Ipsos) e Masia (Emg) notano una certa crescita da un paio di settimane.

Eppure il Pd dovrebbe scontare criticità legate, per esempio, alle polemiche su Banca Etruria, alle tanto discusse intese con Verdini, e se vogliamo anche alle performance non travolgenti del governo (che infatti nelle rilevazioni è un po’ in affanno). Invece il Pd va bene. Perché?

Qui proviamo ad abbozzare quattro ragioni.

1. Persiste, e anzi si consolida, l’idea che il Pd di Renzi non abbia alternative. È una sensazione diffusa ma è anche la fotografia di una situazione nella quale la naturale alternativa al Pd dovrebbe essere una destra che, ahilei, non riesce ancora a trovare un assetto, un leader, una linea politica convincente.

2. La seconda alternativa, meno naturale ma più aggressiva, sta perdendo colpi. Parliamo ovviamente del M5S, calato di almeno due punti a partire dai fatti di Quarto (su un dato di partenza del 25,26% secondo noi già gonfiato) e probabilmente destinato a subire altri colpi dopo l’ultima scelta di Grillo che di fatto mette a rischio la legge sulle unioni civili che all’elettorato grillino piace.

3. Non crediamo che i voti persi dai grillini vadano meccanicamente al Pd. Probabilmente finiscono in una “terra di nessuno”, un’area progressista che attende gli sviluppi della situazione e che comunque si scongela. Mentre è probabile che diversi elettori finora definitisi astensionisti stiamo scegliendo il Pd perché, appunto, alternative non ce ne sono. Il clima pre-elettorale legato alle amministrative in città come Roma e Milano infatti incentiva gli elettori a scegliere un partito.

4. Sembra che l’atteggiamento polemico di Renzi verso Bruxelles risulti convincente. Renzi recupera un antieuropeismo che è molto diffuso fra gli italiani ma lo colloca su un terreno di battaglia politica nei confronti della Commissione europea e non di mera lamentazione, aggiungendovi anche un tratto di “nazionalismo” che parla ad un pezzo di elettorato.

Queste sono alcune possibili ragioni che spiegano la situazione come è raccontata dai sondaggi. Che – ricordiamolo sempre – sono fallibili e soprattutto volatili. Magari fra due mesi dovremo dire tutt’altre cose.

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