Sondaggi flop: per paura di isolarsi chi dissente dai media tace

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Noelle -Neumann, sociologa, ha parlato di «spirale del silenzio»: l’inconscio incide molto

I sondaggi elettorali sono come le previsioni del tempo: qualche volta ci danno e molte altre no. Oltre alla candidata democratica, a essere sconfitti in queste elezioni statunitensi sono proprio loro, i sondaggisti. Più in generale il gran circo dei media. I «sondaggi sono desideri» ha simpaticamente twittato, ieri, Cerasa. Son desideri e sogni infranti. Gli analisti hanno spiegato al mondo che, con i nuovi modelli statistici, i sondaggi avrebbero raggiunto la perfezione. O quasi.

In realtà non sono mai stati una scienza esatta, rimanendo a metà strada tra i moderni algoritmi e l’antica arte della profezia. Per enigmi parlava la Pizia, a Delfi, e a tal proposito Eraclito ammoniva: «La natura ama nascondersi. L’oracolo né dice né nasconde: dà segni». Ma questi segni, i sondaggisti, non li hanno colti. Tutti hanno continuato a sostenere, fino all’ultimo istante, che la Clinton sarebbe stata la sicura vincente. Se ne era accorto lo stesso Donald Trump che ha irriso i sondaggisti sostenendo che «come hanno sbagliato le previsioni su Brexit, sbaglieranno anche quelle sulle elezioni americane».

Non c’è modello matematico che tenga: fare i sondaggi è molto difficile perché si ha che fare con le persone le quali non sempre sono disponibili a dare risposte attendibili. Le metodologie si sono perfezionate: sono stati introdotti i “Big- data” e tante altre tecnologie con le quali raschiare il grande mondo dei social. Non tutti, nell’America profonda, li usano. E comunque non tutte le persone esprimono con chiarezza le proprie intenzioni di voto, come hanno dimostrato molte recenti vicende elettorali.

È complicato riuscire a intercettare una maggioranza silenziosa o capire quali siano i delicati meccanismi che determinano alcuni atteggiamenti dell’opinione pubblica. In molti casi, i risultati hanno smentito le aspettative sia di vittoria sia di sconfitta. L’autoreferenzialità del sistema dei media rende, poi, ancora più complessa la comprensione dei reali processi in atto. Uno dei modi ormai molto conosciuti, e praticato da molti media, consiste nel creare un sistema di aspettative con il proprio lettore modello: la tecnica è proprio quella del sondaggio o, più in generale, degli interrogativi riguardanti sia la sfera privata che quella pubblica dei lettori ai quali dare sapienti risposte.

Dagli oroscopi ai sondaggi. Studiando un aspetto particolare del comportamento dell’opinione pubblica, qualche anno fa, la sociologa Elisabeth Noelle-Neumann ha formulato un’ipotesi affascinante sul perché sia così difficile cogliere alcuni atteggiamenti dell’opinione pubblica, specie in occasione di scadenze elettorali. Nel volume, La spirale del silenzio spiegava come la paura di esprimersi, di isolarsi rispetto a u n’opinione che appare dominante, possa portare il singolo cittadino intervistato a non dire esattamente come la pensa. Se l’opinione dominate tende a mostrare un vincente chi la pensa diversamente può essere portato a tacere, a rimanere silenzioso pur di non rimanere isolato.

Specie se questo avviene nel suo stesso ambiente o se l’opinione dominante sia diffusa sistematicamente dai media i quali, in genere, tendono a dimostrare come l’opinione del vincente sia anche la più giusta. Già un tal Locke ci aveva avvertito, secoli fa, che gli individui, per paura dell’isolamento, sono di solito disposti a pratiche conformistiche. O come si dice oggi, a pratiche politicamente corrette. Non c’è, dunque, sondaggio che tenga. Stando alla teoria della «spirale del silenzio» c’è una sfera che rimane insondabile, impenetrabile. «Il fatto è che l’opinione pubblica – scrive la studiosa – nel senso di controllo sociale non è per niente un processo razionale ma si fonda in gran parte sul comportamento inconscio che si è formato presumibilmente nel corso dell’evoluzione umana.

La paura immediata di dire qualcosa di “sbagliato”, il sentimento spontaneo dell’isolamento, la percezione dell’ostilità nell’ambiente circostante e l’ammutolire di fronte a questa sensazione di ostilità, tutto questo viene inteso come una reazione inconscia, riflessa, sulla quale l’individuo non ragiona». Bisognava indagare perciò l’antropologia dei due elettorati e si sarebbe forse così colto che gli elettori repubblicani tendevano a non manifestare il proprio consenso al candidato raccontato in maniera così ostile dai media e dallo star system.

Qualcuno, commentando questa defaillance dei sondaggisti, ha ricordato un altro famoso effetto, quello di Bradley, stando al quale molti elettori dichiarerebbero di non votare per un candidato bianco, o di essere indecisi, per poi dargli la preferenza nel segreto dell’urna. Per non esser tacciati di razzisti.

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