Solo così l’Unità può richiamarsi ancora a Gramsci

Sinistra
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Non vogliamo impegnarci nel Pd. Ma se questo giornale sarà aperto a tutta la sinistra, siamo pronti a contribuire

Siamo i due primi firmatari della petizione : “Togliamo il nome di Antonio Gramsci dall’Unità“. Ci fa piacere che Dario Corallo abbia voluto dare attenzione ad una campagna che parte dal basso. Meno piacere ci fa come lo ha fatto, ma pensiamo che un confronto dialettico, possa essere comunque proficuo.

Noi, da marxisti, siamo amanti della dialettica e quindi rifuggiamo un qualsiasi dogmatismo. Noi siamo compagni di base, uno militante in Sel, l’altro appena uscito dal Pd e impegnato nei comitati Futuro a Sinistra con Stefano Fassina. Facciamo parte di un’associazione, Sinistra 21, che si occupa di studiare e rielaborare la dottrina e la prassi del movimento operaio. Ma soprattutto, siamo lettori dell’Unità. Lo siamo perché, come disse Gramsci, questo deve essere non il giornale di un singolo partito, non un qualsiasi organo di propaganda ma la voce della sinistra tutta, dei lavoratori tutti, come è stato anche negli anni del Pci. Da lettori dell’Unità vediamo un mutamento genetico da quella che era l’Unità non di trent’anni fa, ma anche solo dall’ultimo numero uscito in edicola.

Corallo si avventura nel dire che Gramsci non è di una parte: esattamente l’opposto, Gramsci fu un intellettuale e politico, non solo filosofo, organico alla classe operaia, di parte sempre e in ogni momento della sua attività politica, tanto da essere condotto alla morte per questo suo parteggiare, tanto da dire che odiava chi non parteggiava, gli indifferenti appunto. Non ci stiamo e non accettiamo la logica di questo superamento di cosa è destra e di cosa è sinistra. Sinistra non è essere atei, materialisti ed internazionalisti, non per forza almeno, ma è sicuramente stare dalla parte degli sfruttati, dei più deboli, di chi vive del proprio lavoro e contro chi specula, con un economia di carta, fatta di cittadini visti come numeri da tagliare.

Questo sta diventando invece la nostra Europa, questo sta diventando una parte della sinistra e questo rischia di diventare l’Unità: un campo omologato di voci  che non ammettono dissonanze da un medesimo spartito. Da lettori non ci stiamo. Corallo conclude dicendo che dovremmo impegnarci nel partito e nel giornale: per quanto riguarda il partito, non ci interessa. Per quanto riguarda il giornale, invece diciamo un convinto sì, ci stiamo: se davvero l’Unità avrà il coraggio e la voglia di ospitare voci dissonanti, di dare spazio ad un confronto ampio e largo della sinistra, ci piacerebbe esserne protagonisti. Convinti come siamo che oggi questo giornale non possa per come è stato ricostituito affiancarsi al nome di Antonio Gramsci, ma al contempo consapevoli che l’egemonia culturale, propria di Gramsci, si conquista anche tramite giornali che hanno abbandonato, o stanno abbandonando il campo della classe lavoratrice per approdare a quella borghese. Parole antiquate certo, per qualcuno, ma parole che vengono proprio dal compagno Antonio Gramsci, fondatore di questo giornale.

 

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