Smontiamo le bufale. Atto primo: i numeri sul lavoro

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La realtà vince sulle bugie: chi parla di Jobs Act come di un fallimento dovrebbe fare i conti con la realtà

Adoro la bufala quando si tratta di mozzarella. Un po’ meno quando si parla di politica. Ma in questa settimana ho molto riflettuto su un incredibile elenco di falsità che circondano l’azione del Governo e spesso l’immagine del Paese. Per molto tempo ho pensato che la soluzione migliore fosse non rispondere. Forse però non è la strategia migliore. Perché noto una strategia: alcune bufale-leggende metropolitane ripetute costantemente debbono diventare la realtà. Qualche mese fa lessi una dichiarazione del leader del Movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio, in cui sosteneva la sovrapposizione di viralità e verità: ciò che è virale, diventa vero. Per me tutto ciò è allucinante. Ma forse vale la pena dedicare tutte le settimane un piccolo spazio delle enews per parlare di bufale. Ce ne sono tante, le affronteremo una alla volta: questo governo non è eletto democraticamente, il referendum sulle trivelle, le pensioni di reversibilità, i tagli alla sanità, l’acqua pubblica, i favori alle banche, i condannati e la costituzione, la crescita economica, le riforme costituzionali che danno più poteri al Governo, la scuola, i vitalizi, i tagli agli stipendi, i fondi europei. Potrei fare un elenco lungo tre pagine. Faremo meglio: una per una, le smonteremo con la forza dei numeri. Perché la verità è diversa (e più forte) della viralità. E perché la realtà vince sulle bugie: magari ci mette un po’ di tempo. Ma poi vince la realtà.

Prima tappa della rubrica “Le bufale” dedicata al JobsAct.
Il JobsAct è una riforma del nostro Governo che si compone di due pilastri: una parte normativa e una parte di incentivi (irap costo del lavoro e esonero previdenziale).
Questa riforma nel primo anno ha prodotto i seguenti risultati:

  • Più 913.000 contratti a tempo indeterminato. Fonte: INPS. Sono contratti, non posti di lavoro. Ma sono contratti firmati ufficialmente, quasi un milione, a tempo indeterminato. Un risultato strepitoso.
  • Più 468.000 occupati permanenti. Fonte: ISTAT. Qui si tratta di persone. Che prima non avevano un contratto a tempo indeterminato e adesso ce l’hanno.
  • Più 221.000 occupati totali. Fonte: ISTAT. Questo ultimo dato è più basso degli occupati permanenti perché in molti casi un ragazzo che aveva il contratto precario si è visto offrire un contratto a tempo indeterminato. Per le statistiche questo non è un posto di lavoro in più totale, ma solo una trasformazione.

Insomma: 221mila persone prima non avevano un lavoro, ora ce l’hanno. 468Mila persone prima non avevano un lavoro stabile, ora ce l’hanno. E quasi un milione di contratti a tempo indeterminato in più sono stati firmati in un anno. Merito più delle norme o più degli incentivi, discutono i tecnici. Io credo che sia merito di entrambe le cose (non a caso le abbiamo fatte insieme, non è stata una coincidenza astrale: e l’anno prima gli incentivi del Governo precedente non avevano funzionato). Ma il dato di fatto è che la riforma del JobsAct produce più posti di lavori e posti di lavoro più solidi.

Chi parla di questa riforma come di un fallimento dovrebbe fare i conti con la realtà.

Da italiano invece dico che non sono contento: avrei preferito che questa bella riforme fosse fatta da chi mi ha preceduto negli ultimi anni. L’avessero fatta loro, io avrei avuto una riforma in meno da presentare nel rendiconto ma molte famiglie avrebbero trovato lavoro prima. E dunque non posso essere contento: i tedeschi hanno agito dieci anni prima di noi. E i risultati si vedono.

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