Sinistra, leader e democrazia

Pd
Il premier Matteo Renzi in conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi, Roma, 31 luglio 2015. ANSA/FABIO CAMPANA

Con l’arrivo di Renzi la grande riforma della politica è finalmente a portata di mano: Per questo, i conservatori di ogni parte provano a resistere

Tirando il filo del partito, arriviamo ben presto a una matassa che bisogna considerare e sbrogliare tutta insieme. Non si definirà mai con chiarezza un partito se non in riferimento a un preciso quadro politico istituzionale, ad un assetto complessivo che consenta di capire quel che ad un partito si chiede di fare e di garantire, quali siano gli spazi aperti alla sua iniziativa, quindi di quali caratteri e risorse debba disporre.

Da almeno un quarto di secolo, dalla fine della Prima Repubblica, sono in campo due ipotesi: si confrontano, anzi si combattono in modo anche molto duro. Le riassumo per coppie antitetiche:

A – Sinistra di governo (vocazione maggioritaria) contro Sinistra al governo in coalizioni (una sinistra che punta ad essere maggioritaria si snatura)

B – Leadership contendibile con scelta affidata al voto popolare contro Collegialità oligarchica per garantire la continuità

C – Democrazia competitiva con decisione agli elettori contro Democrazia consociativa a intermediazione partitica.

L’allineamento fra sinistra di governo, vocazione maggioritaria, leadership contendibile e democrazia competitiva, configurerebbe in Italia una vera e propria grande riforma della politica e delle istituzioni; aprirebbe le porte alla possibilità di affermarsi, nel nostro Paese di una nuova coscienza e responsabilità civiche. Il partito per le riforme scaturisce e può essere pienamente operativo se si verifica questo allineamento; che, però, in tutto questo tempo, non si è mai verificato; il cerchio non si è mai chiuso; anche se, su questa strada, ci sono state avanzate e perfino vittorie (i referendum, l’Ulivo, la nascita del PD).

Gli avversari, attestati sulle opzioni alternative, spesso con spirito assolutamente ostile, sono sempre riusciti a impedire l’allineamento, a salvare ciò che per loro è essenziale. Sono stati favoriti dal fatto che basta loro bloccare l’innovazione e affidarsi all’inerzia; è il vantaggio che sempre i conservatori hanno nei confronti dei riformisti.

Dobbiamo riconoscere loro determinazione e abilità nello scegliere i punti sui quali aprire o tenere aperte delle brecce; a dimostrazione che anch’essi sono consapevoli della portata e delle conseguenze della contesa. Inizialmente si sono arroccati sulla quota proporzionale, quindi sul versante elettorale-istituzionale; c’è stata poi la caduta di Prodi e l’archiviazione dell’Ulivo in nome della “padronanza” dei partiti sul governo; poi, spostandosi di nuovo sul fronte dei sistemi elettorali, il boicottaggio del referendum del 1999 sulla abolizione della quota proporzionale, decisivo ancorché ottenuto per un pugno di voti e per una opinabile utilizzazione della legge sul voto degli italiani all’estero.

Adesso, dopo l’8 dicembre 2013, la possibilità di raggiungere l’allineamento riformista si è fatta più concreta, per la semplice ragione che la contendibilità della leadership è passata dal cielo delle ipotesi alla realtà dei fatti ed è stata direttamente sperimentata da milioni di persone.

Renzi, da parte sua, ha mostrato fin qui di capire la connessione fra i diversi livelli (partito, governo, sistema istituzionale) ed ha saputo tener fermi i punti sostanziali, sia sulla legge elettorale, sia sul superamento del bicameralismo e la riforma costituzionale. Per la prima volta, da vent’anni in qua, l’allineamento che configura – come ho detto – una grande riforma è possibile, a portata di mano.

Per questo motivo l’ostilità è senza limiti e l’opposizione senza remore. I gruppi di potere, convinti fino a poco tempo fa di controllare la situazione e, comunque, di poter avere voce in capitolo vita natural durante, si rendono conto che, se si realizza l’allineamento, non potranno più contare su una tranquilla supremazia.

Non so come finirà. Troppe altre volte i paladini del continuismo sono riusciti a prevalere, e oggi sono mossi dalla determinazione assoluta di chi si batte per la sopravvivenza. So, però, che non siamo mai stati così vicini al vedere realizzarsi obiettivi che perseguiamo con tenacia da molto, molto tempo.

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