Silvio, le Olgettine e il tempo che passa…

Politica
Silvio Berlusconi during a press conference in Naples to support the Centre-Right candidate for regional elections in Campania Stefano Caldoro, Naples, 22 May 2015.  ANSA/CESARE ABBATE

Nuove intercettazioni mettono in luce con quale sfrontatezza le ragazze pretendevano soldi dal Cavaliere e con quale rassegnazione lui subisce i ricatti

Ogni tanto capita, come in flashback, di essere riportati indietro nel tempo. E’ successo anche oggi ascoltando sul sito di Repubblica.it, la registrazione della telefonata tra Barbara Guerra, Alessandra Sorcinelli e Silvio Berlusconi. Un tempo che speravamo esserci lasciati alle spalle. Un tempo che ci vedeva costretti a leggere ogni santo giorno, su tutti i giornali, i particolari delle “cene poco eleganti” di Arcore o di Palazzo Grazioli.

E’ una stanchezza che ritorna, quella stessa stanchezza affranta che si sente nelle parole del Cavaliere che, col il tono da cane bastonato, chiede alle Olgettine: “Che cosa devo fare?”. Loro sbraitano, minacciano e alzano la voce: “Ci servono i soldi”, “Siamo stanche”, “Dopo quattro anni di merda”. Lui appare rassegnato, sotto scacco, tenta in un moto di orgoglio di rivendicare di aver pagato 160 mila euro per gli arredamenti della casa di Barbara, e lei in tutta risposta, senza alcuna vergogna, grida: “Quella non è casa mia”. E non importa che la casa a cui si fa riferimento sia una villa da un milione di euro alle porte di Milano, che il Cavaliere ha concesso in comodato d’uso gratuito ventennale. Loro vogliono di più, pretendono sempre di più. Poi il colpo di grazia: quando Silvio, timidamente, invita le ragazze ad Arcore per regolare la questione e loro, sprezzanti, gli urlano “Sì, così ci racconti ancora le barzellette…“. Non hanno tempo da perdere con un vecchio, sembrano sottendere.

Alla fine, l’unica cosa da fare è cedere alle giovani rampanti ragazze che hanno solo un obiettivo: ottenere al più presto “50mila a testa“. Brutti, sporchi ma pur sempre soldi. Berlusconi, sfiancato e rassegnato, riesce a rassicurarle: “Chiamo subito Spinelli così risolviamo tutto ma a questo punto non serve che veniate ad Arcore!” e loro due: “No, noi ad Arcore ci veniamo lo stesso”. Non sia mai che perdano la possibilità di prelevare dal loro “bancomat umano”. Solo a questo punto, sembra calmarsi la loro bramosia.

Ed è lì che ci si accorge che, in realtà, il tempo è andato avanti, non si è fermato come avevamo temuto. Non tanto per la faccia di Berlusconi sempre più tirata e i suoi capelli irrimediabilmente più radi, più tinti. Ma perché ci fa addirittura tenerezza. Chi l’avrebbe mai detto che saremmo diventati solidali col Cavaliere, si vede che stiamo invecchiando anche noi…

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