Silvio Berlusconi entra nei libri di scuola, eppure sembra ieri…

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Silvio Berlusconi durante un comizio a sostegno del candidato sindaco di Segrate, Tecla Fraschini, Segrate, 05 Giugno 2015. 
Silvio Berlusconi during an electoral meeting in Segrate (Milan), 05 June 2015. Berlusconi has reached today a tentative deal with Bee Taechaubol that would give the Thai businessman a minority stake of under 50% in AC Milan, the seven-time European soccer champions. The figure is reportedly around 500 million euros and negotiations were continuing to close the deal. 
ANSA/ FLAVIO LO SCALZO

Gli anni della Seconda Repubblica, secondo Giovagnoli, sono dominati dal clima impresso da Berlusconi, anche per chi gli si oppone.

La figura di Silvio Berlusconi è stata rivisitata molto spesso nella cultura di massa da cineasti, cantanti, fumettisti, letterati: dai libri del premio Nobel Saramago a Cattivik contro Berlusconi (un allegato di Lupo Alberto del febbraio 1992, per i profani del genere), dai film di Nanni Moretti fino allo spot del lassativo Bisalax dell’azienda brasiliana Uniao Quimica nel 2013.

Sembra di ieri, e chi scrive è poco più che trentenne, il monopolio nelle tv e nei giornali dell’uomo di Arcore, sembra di ieri la sua immagine così penetrante nel nostro immaginario collettivo, dai film ai lassativi. Sembra di ieri la centralità dell’argomento “Berlusconi” nel dibattito interno della sinistra, dibattito – qui lo dico e qui lo nego – che ci ha fatto perdere di vista la profonda trasformazione dell’Italia e dell’Europa “al di fuori” del fenomeno Berlusconi.

Siamo nel 2016 ma sembra di ieri la sua celeberrima discesa in campo. Chi ha la mia età sono sicuro che potrà confermare. Certo, ogni tanto mister B. riappare, sotto forma di tenero ectoplasma, come nel suo account Instagram dove lo staff come unica didascalia alle sue foto scrive “Il Presidente” seguito da tanti cuoricini colorati.

O quando incita al No al referendum fantasticando su ipotetiche quanto improbabili future riforme. Una nostalgia bonaria come quella per un nonno che non c’è più, perdonatemi ma a me personalmente ispira questo. Perché queste riflessioni, che non vogliono certo esaurire il discorso su quel fenomeno politico che fu Silvio Berlusconi? Queste brevi righe sono nate sfogliando il nuovo volume di Agostino Giovagnoli, professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, intitolato La Repubblica degli italiani, che ripercorre le vicende postbelliche fino ai giorni nostri.

E queste brevi riflessioni scaturiscono dunque dal fatto che, dopo i romanzi, i fumetti, i film e i lassativi, quel tenero e buffo nonnetto di Silvio Berlusconi è entrato anche nei  libri di uno dei miei storici preferiti. Giovagnoli, sia detto, gli dedica, ed è fra i primi a farlo, pagine acute in una prospettiva storica, descrivendolo come un misto di antipolitica, di vecchia politica e di interessi fra i più disparati. Gli anni della Seconda Repubblica, secondo Giovagnoli, sono dominati dal clima impresso da Berlusconi, anche per chi gli si oppone.

Senza voler entrare nello specifico della trattazione del volume, che ovviamente consiglio a tutti di leggere, il punto è che ci troviamo, stante così le cose, a un passaggio storico. Quel brillante imprenditore sceso in politica che i miei genitori denigravano tanto, quel ricco manager che portò il Milan sul tetto del Mondo (io sono juventino, fate voi) è ormai storia, che piaccia oppure no ai suoi attuali supporter come a chi ancora lo sbeffeggia. E per chi, come me, si atteggia ad aspirante storico, non è una cosa da poco ritrovarselo fra gli strumenti del mestiere.

Eppure, cavolo, sembra ieri. E forse è meglio così, che sia proprio ieri.

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