Sicurezza stradale: la prevenzione prima della punizione

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Cosa fare per migliorare la sicurezza e lottare contro la violenza stradale

La legge sull’omicidio stradale approvata dalla Camera dei deputati, una volta che avrà completato (speriamo presto)  il suo iter legislativo al Senato, introdurrà pene più severe per coloro che causeranno incidenti gravi o mortali guidando in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti. Una misura più volte invocata e richiesta dalla società civile e dalle associazioni dei familiari delle vittime della strada, per la cui approvazione ho lavorato intensamente nelle scorse settimane insieme ai colleghi della Commissione Trasporti e Giustizia (qui il video del mio intervento in aula). Eppure bisogna ammettere che nonostante l’indiscutibile importanza, il lavoro svolto non credo possa essere considerato risolutivo per affrontare in maniera organica il complesso tema della sicurezza stradale, in un Paese, come il nostro, che secondo gli ultimi dati Istat conta oltre 180 mila gli incidenti stradali con lesioni a persone ogni anno. Un triste bilancio che conta più di tremila vittime ed oltre 250 mila feriti.

Le misure di repressione sono indispensabili per il contrasto alla pirateria stradale ed ai comportamenti criminali ed irresponsabili degli automobilisti, ma per loro stessa definizione non si occupano della prevenzione, se non come forma di deterrente per una percentuale di cittadini informati sui rischi che corrono. Per portare avanti una vera ed efficace strategia di miglioramento della sicurezza stradale credo sia impossibile prescindere da altri elementi come l’informazione e la formazione dei cittadini e la manutenzione ordinaria e straordinaria della nostra rete stradale.

Una questione, quest’ultima, di cui mi sono occupato molto durante gli ultimi mesi e sulla quale credo si sia dibattuto poco negli ultimi anni, tanto da passare quasi inosservato il fatto che dal 2006 ad oggi, in Italia, la spesa per la manutenzione stradale ordinaria e straordinaria si sia di fatto dimezzata. Un dato confermato dai dati forniti dall’ultima ricerca condotta dal Siteb sul consumo di asfalto nel nostro Paese, passato dai 44 milioni di tonnellate del 2006 ai 22,5 del 2014. Asfalto utilizzato appunto per i lavori di manutenzione delle nostre strade.

Dati che dovrebbero far riflettere non solo dal punto di vista economico, poiché certificano la gravità della crisi economica che con fatica stiamo cercando di buttarci alle spalle, ma anche dal punto di vista della sicurezza delle nostre strade.

Le tonnellate di asfalto che in questi anni non sono state utilizzate per portare avanti interventi di manutenzione e rifacimento della rete viaria italiana pesano direttamente sulla nostra economia – poiché le spese rimandate hanno rappresentato di fatto un falso risparmio, dato che i lavori da fare spesso e volentieri si sono aggravati con il tempo – nonché sulla nostra sicurezza.

Strade “ben tenute” infatti sono per definizione strade più sicure poiché riducono le probabilità dell’errore umano e di incidenti provocati da “fattori esterni” come frane, manti stradali non conformi, mancanza di segnalazione di pericoli etc.

L’attuale Governo, attraverso l’impegno diretto del Ministro Delrio, sta facendo passi importanti in questa direzione, garantendo lo stanziamento di nuove risorse da destinare alla sicurezza stradale e sostenendo la risoluzione che ho presentato lo scorso giugno in Commissione Trasporti, volta a  richiedere maggiori investimenti nella manutenzione ordinaria e straordinaria della nostra rete viaria.

Passi importanti che in buona parte si sono già trasformarsi in impegni concreti.

Gli Stati Generali per la Sicurezza Stradale, hanno rappresentato un appuntamento importante di informazione e confronto, organizzato dalla Fondazione Luigi Guccione Onlus insieme ad altre realtà impegnate sul tema per approfondire tutte le problematiche e le sfide relative alla sicurezza delle nostre strade. Un teme che deve tornare con forza all’interno del dibattito pubblico e dell’agenda politica del nostro Paese.

La strada, la buona strada, da seguire è ancora lunga, ma attraverso l’impegno di tutti ed in particolar modo della politica credo si possano raggiungere risultati importanti in tempi brevi.

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