Siamo tutti in pericolo, ma non chiudiamo le frontiere

Parigi
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Un frame tratto da Sky mostra i momenti dopo le sparatorie a Parigi, 13 novembre 2015.
ANSA/FERMO IMMAGINE SKY

La reazione agli attacchi alla patria dell’illuminismo non può prevedere l’innalzamento di barriere

Siamo tutti in pericolo. Ma chiudere le frontiere dopo i massacri di Parigi trasformerebbe l’Europa da quello che è già, una fortezza quasi inespugnabile per chi scappa da guerra e terrore, in una prigione per i 300 milioni di persone che ci abitano e sono per ora uniti solo dalla moneta. Nello sgomento dell’emozione per gli attentati nella patria dell’illuminismo e di tutte le rivoluzioni del mondo, non può prevalere l’erezione delle barriere allo straniero, come ha deciso uno spaventato Francois Hollande, lo stesso che però ha scelto di fare la guerra da solo: i terroristi, queste cellule militari dell’Isis, sono già tra di noi, a Parigi, Londra, Berlino, Madrid, Roma.
Sarebbe una dichiarazione d’impotenza – che è già abbastanza reale vista la divisione dell’Occidente e dell’Ue di fronte al da farsi su Siria, Medio Oriente, Libia – e nello stesso tempo un clamoroso autogol, illudersi di chiudersi a riccio sotto i fendenti dei mitra e delle bombe. Perché il nemico non è alle porte. Il nemico è tra noi, il nemico è dentro di noi. A questi attacchi suicidi si può rispondere solo con più Europa, non con una marcia della pace. L’Unione Europea riesce a funzionare quando si occupa di finanza, banche, credito, banane e direttive commerciali, ma è pervicacemente inesistente per tutto il resto: la sicurezza e la difesa delle persone, l’accoglienza dei rifugiati, la ricerca di lavoro per 27 milioni di disoccupati. L’Europa e’ solo un’espressione geografica e questo chi uccide per morire lo sa bene. Noi invece ne siamo consapevoli? Oggi è il giorno del dolore, non illudiamoci di dire domani che chi ci odia non vincerà mai. Noi non sappiamo chi ci odia nello sconfinato mondo islamico. Se non sappiamo chi ci odia, finiremo per odiare tutti quelli diversi da noi e regaleremo il nostro continente alle destre, a cominciare da Marine Le Pen. Siamo tutti in pericolo, ora serve coraggio e ragione.
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