Siamo la generazione che paga gli errori del passato, abbiamo bisogno di valori

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Serve una generazione che, con una base culturale, possa comprendere l’importanza di una Federazione Europea

Ho sentito chiamare la mia generazione negli ultimi tempi in tanti modi: generazione Erasmus, generazione Bataclan, etc… Ma negli ultimi tempi siamo i giovani che vivono un periodo storico tumultuoso a livello internazionale, e la dimostrazione è stata resa palese negli ultimi mesi; l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea rappresenta una pagina nera per la storia di un’istituzione nata nel senso di comunità, intaccata anche da avvenimenti economici e non, quale il ritorno della paura del terrorismo, che molti hanno vissuto da piccoli, quando l’11 Settembre proiettavano l’immagine delle Twin Towers attaccate da due aerei, e che ora rivedono nella strage di Parigi, Bruxelles e Nizza, nell’ormai definita “estate del terrore; c’è poi il tentato golpe della Turchia, che ha fatto tremare il mondo a causa delle conseguenze maturate, che mettono i brividi considerando i diritti umani venuti meno in un paese che richiedeva l’entrata in UE.

Qualche giorno fa si è tenuto il trilaterale Francia-Germania-Italia a Ventotene per provare a ritrovare lo spirito comunitario ormai perduto. Eppure credo che di fronte a una politica che ancora guarda con scetticismo una politica comune, una riflessione sui giovani va fatta: siamo una generazione che vive vittima degli errori compiuti dalle old-generation e quella a cui attualmente viene riconosciuto lo scarso interesse per le questioni di attualità, come dimostrato ad esempio da quel 36% di affluenza al voto nella Brexit degli under 25, che probabilmente il giorno dopo saranno andati a cercare su internet “cosa vuol dire uscire dall’UE”.

La speranza è che la nostra generazione, e quelle future, possano colmare quegli errori e trovare quello spirito su cui si fondava l’idea di Altiero Spinelli e degli altri che diedero inizio all’Unione Europea. Serve però crearla questa coscienza, far venir meno quel gap culturale e sull’interesse verso quanto ci accade, magari partendo dalle scuole, dal recupero di quello studio sull’educazione civica che tanto è mancato negli ultimi decenni, in grado di poter creare una conoscenza e coscienza politica (a prescindere da quale essa sia).

Serve, insomma, una generazione che, con una base culturale, possa comprendere l’importanza di una Federazione Europea.

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