Si scrive Parisi si legge Salvini

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L’ex city manager sarà il candidato del centrodestra a Milano. Ma dietro tutte le sue scelte ci sarà il leader leghista

Stefano Parisi, 59enne romano, è il candidato sindaco del centrodestra a Milano. L’ex city manager, trasferitosi sotto la Madonnina nel 1997 per diventare l’uomo macchina della giunta Albertini, è pronto a sfidare Beppe Sala nella corsa a Palazzo Marino. Manager contro manager, profilo moderato contro profilo moderato. Uno un po’ più sinistra (Sala), uno un po’ più di destra (Parisi). L’obiettivo è lo stesso: conquistare il voto dell’elettorato non politicizzato, quello che guarda ai nomi e ai programmi più che all’appartenenza politica.

Mai come in questo caso, però, dietro ai nomi si nascondono due verità completamente diverse. Mentre Sala è diventato il candidato del centrosinistra grazie all’investitura del voto di oltre 60mila milanesi, Parisi è stato scelto nei salotti (o forse nei corridoi) di villa San Martino. Mentre dietro Sala c’è una coalizione che negli ultimi cinque anni ha portato Milano fuori dalle secche della crisi economica e valoriale, accompagnandola nella vittoriosa esperienza di Expo, dietro Parisi c’è (nella migliore delle ipotesi) chi l’ha guidata negli anni della decadenza.

Ma soprattutto, dietro Stefano Parisi c’è un nome e uno solo: Matteo Salvini. Ormai a dare le carte nel centrodestra, soprattutto al nord, è lui. Con buona pace dell’ex Cav. Sul citofono del villone di Arcore c’è ancora scritto Berlusconi ma se qualcuno viene per parlare di politica risponde direttamente “il felpato”. Inutile quindi pensare ad un profilo moderato e moderno per Milano se poi a decidere sarà chi moderato è moderno non è mai stato e che, statene certi, imporrà i suoi nomi per la giunta e soprattutto la sua “linea” politica per la città. Esattamente ciò di cui Milano, che per fortuna è tornata ad essere il motore della ripresa in Italia, non ha alcun bisogno.

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