Sì, Grillo potrebbe decidere di tornare subito alle urne

Roma
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Certo dal canto nostro, come Partito Democratico, dovremo essere capaci di metter in campo il meglio che c’è a disposizione su piazza. Senza pensare di avere già vinto

Per un movimento politico che nasce dal Vaffa-Day e che ha nel suo dna slogan come “dimissioni tutti a casa” l’unica modo per serrare le file dei votanti ed impedire il boomerang Capitale sarebbe davvero un rapido ritorno alle urne.

E infatti già parlano di “togliere il simbolo a Virginia” e qualcuno fa un passo avanti nella galassia on line di 5 Stelle arrivando a dire che se si deve chiudere questa esperienza meglio farlo subito che tra sei mesi.  Tutto mi sarei aspettato nella vita tranne che di trovarmi d’accordo con queste analisi.

E chiudere sta per far concludere l’esperienza amministrativa della sindaco Virginia Raggi. Eh si perché da un punto di vista politico per i cinque stelle potrebbe essere certamente un rischio ammettere di essere stati infiltrati dalla destra romana “made in Cesare Previti” e di aver fallito la prima grande prova di governo cui erano stati chiamati dall’elettorato. Ma allo stesso tempo potrebbe essere anche un riabilitativo atto di umiltà, una catartica cosparsione di ceneri: ritornare alla volontà del popolo dimostrando – per il bene di Roma – di non voler tirare a campare, di preferire a loro modo quella diversità di cui si riempiono tanto la bocca ad ogni piè sospinto.

Ma se tutto questo potrebbe addirittura farli risorgere e quindi potenzialmente rivincere (magari candidando un pezzo da 90 come Di Battista) dove sta il personale interesse dem a discuterne pubblicamente?

Sta nel fatto che oltre ogni visione politica questa amministrazione appare evidentemente destinata a tenere la Capitale d’Italia in uno stato di mortale paralisi in cui l’azione di giunta e consiglio sono un miscuglio assurdo di personali furberie del raggio magico” e insieme delle pressioni esterne (lo studio Sammarco, lo studio Casaleggio, Grillo, le correnti a 5 stelle guidate da illustri carneadi della politica…) che renderà impossibile la normale vita amministrativa di una città che avrebbe invece bisogno di trasparenza.

Appunto meglio adesso che fra sei mesi come pare abbia detto Paola Taverna senatrice del glorioso quartiere del Quarticciolo periferia romana non distante dalla mia Torpignattara.

Meglio tornare il più rapidamente possibile alle urne. Sicuramente meglio per la città e pazienza se dovesse essere meglio anche per i 5 stelle.

Certo dal canto nostro, come Partito Democratico, dovremo essere capaci di metter in campo il meglio che c’è a disposizione su piazza.

Senza pensare di avere già vinto.

Senza pigrizie e scartando strade già tentate. E, su questo, lasciatemi dire che la conferenza stampa di Roberto Giachetti ieri mi ha lasciato molto perplesso. Non tanto per l’affetto e la generosità di Roberto verso la sua città che lo ha portato in campo e ieri nuovamente davanti alle telecamere. Bensì per l’irritualità di questo gesto. Ieri al Nazareno con lui non c’era nessun consigliere comunale. Ieri al Nazareno con Roberto non c’era neanche il Commissario di Roma del Pd Matteo Orfini. Viene da chiedersi perché fosse solo in quella che per me (magari sbaglio) è la prima volta in cui si imputano alla Raggi delle evidenti mancanze di carattere politico: nella proposta prima ancora che nella azione.

E se davvero la sfida davanti agli elettori dovesse avvenire in tempi brevi il Pd di Roma è chiamato ad un grande sforzo. Essere in grado, contemporaneamente di costruire una proposta politica che manca a questa città da almeno otto lunghi anni (ve li ricordate i “consiglieri con delega all’opposizione” dell’era Alemanno); di bonificare il territorio di quelle seconde file di personale politico i cui capi sono stati invischiati in “Mafia Capitale (perché una cosa è essere giustamente garantisti ma altra cosa è il dovere di dare un giudizio di carattere politico sull’agire e sul non agire); di uscire dalle asfittiche regole di un tesseramento ridotto ormai ai minimi termini (quindi assai pericoloso) non riaprendo le porte ai capibastone ma coinvolgendo i cittadini e usando ogni mezzo per allargare la base della discussione sull’idea di futuro della capitale; rinnovare una classe dirigente locale ormai stremata ed in debito di ossigeno.

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