Si apre un periodo di incertezza, i due partiti storici al bivio

Dal giornale
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Il cambiamento ora è necessario, Popolari e socialisti si giocano il futuro

La crisi dei vecchi partiti e l’irrompere dei nuovi non si comprendono se non si guarda al fatto che il cambiamento del quadro politico che esce dalle urne è un passaggio di una profonda trasformazione che è già in atto, e riguarda l’intero “progetto” della Spagna democratica. Il sistema della Spagna delle autonomie, disegnato dalla Costituzione del 1978, non riesce più a rispondere alla richiesta di rappresentazione e di partecipazione alla vita democratica. Mettendo da par – te la vicenda monarchia/Repubblica, è la questione territoriale quella che segnala maggiormente la cri – si in corso. Il carattere plurinazionale della Spagna – affrontato nella modernità dalla Seconda Repubblica e soffocato poi nella repressione della dittatura franchista che ha imposto il trionfante nazionalismo “castigliano-centralista” – non riesce più a stare nella cornice di uno Stato centralista con grandi concessioni alle periferie. La crisi spagnola sta in buona parte qui. Il sistema delle autonomie venne descritto come el café para todos, l’annacquamento delle rivendica – zioni delle nazionalità basca, catalana e galiziana nel riconoscimento di pari dignità amministrativa a tutte le diciassette regioni, divenute appunto Autonomie. Non è del tutto così, il riconoscimento delle lingue nazionali, divenute co-ufficiali, insegnate a scuola, utilizzate nella pubblica amministrazione, rappresenta di più ma, certamente, rispetto all’ipotesi federa – lista, costituì una mediazione pro – fonda, probabilmente allora necessaria, oggi inadeguata. Visto dall’Italia, è difficile capi re il senso di appartenenza nazionale. Ma non si tratta di condivide – re una sensibilità, bensì di coglie – re una questione, che resta lì, indipendentemente da cosa se ne pensi. La fine delle ideologie del ‘900 e la crisi delle appartenenze politiche hanno aumentato l’appartenenza nazionale come risposta al bisogno identitario. La risoluzione di questo problema è centrale nella Spagna di oggi, che non può più permettersi di lasciarlo alla dialettica degli opposti nazionalismi, centralista e periferici. Sarebbe, dunque, riduttivo leggere la crisi politica solo come conseguenza della degenerazione del sistema partitico. Corruzione, malgoverno, sono fondamentali, naturalmente, esemplificate nella retorica della “Casta”, esportata con successo nel discorso politico spagnolo. Prima c’è però la crisi dei grandi partiti di massa, la moltiplicazione degli attori, la frammentazione della rappresentanza. Un cambiamento già in atto, dunque, che è iniziato “dal basso”, con la formazione dei nuovi partiti ma ancor prima con l’incontro tra il movimento degli Indignados e la vasta rete di associazioni di vicinato che costituiscono la spina dorsale della società civile spagnola. I ragazzi che occupavano le piaz ze – rifiutando sempre la violenza e “studiando la democrazia” – hanno parlato a tutte le componenti politico-culturali della società, destra, centro e sinistra. “La migliore generazione spagnola”, come disse José Luis Rodríguez Zapatero, preparata, dialogante, curiosa e appassionata, ha rappresentato il sintomo più potente della crisi del sistema nazionale e dato il via a un rinnovamento che ha riguardato il centrodestra, con l’esperienza di Ciudadanos che obbligherà il Pp a rinnovarsi, e la sinistra, coll’irrompere di Podemos e la necessità, per Psoe, ecologisti ed ex comunisti, di ripensare il loro modo di fare politica. Si apre un periodo incerto ma pieno di opportunità, se solo i partiti sapranno affrontarlo. Pp e Psoe potranno ritrovare la centralità solo se sapranno suscitare la speranza, la possibilità di guardare al futuro come un’opportunità. I grandi partiti sono davanti a un bivio e si giocano il loro futuro. Occorrerà responsabilità per affrontare la richiesta di maggior rappresentatività mantenendo la stabilità politica necessaria. Capacità di sintesi politica, di dialogo, di riconoscimento delle ragioni dei competitor, che possono diventa – re alleati nella formazione degli esecutivi. Gli spagnoli, dal basso, stanno dando prova di amore per la democrazia e impegno. Sono una risorsa fondamentale per i partiti per uscire dalla crisi. Sapendo che la Spagna del 1978 non esiste più.

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