Sette buoni motivi per votare Sì

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Bisogna dare una direzione netta al nostro Paese in quello che sarà il crocevia tra la stagnazione politica e una maggiore modernità ed efficienza dei processi legislativi e istituzionali del nostro Paese

Ci stiamo oramai avviando alla conclusione di una campagna referendaria lunga, quasi estenuante, che spesso ha esulato ogni tentativo di scendere nel merito della Riforma, privilegiando valutazioni prettamente sentimentali a discapito di quelle puramente metodiche e oggettive. E, proprio per questa ragione, caro amico indeciso che ti stai soffermando a leggere, ti illustro le mie buone ragioni per dare una direzione netta al nostro Paese in quello che sarà, il prossimo 4 dicembre, il crocevia tra la stagnazione politica e una maggiore modernità ed efficienza dei processi legislativi e istituzionali del nostro Paese.

1. È giunta l’ora, dopo trent’anni di dibattiti e addirittura quintali di documenti congressuali di sindacati e vecchie glorie della Sinistra ad auspicarlo, per quanto ora possano quelle stesse realtà opporvisi ora, di mettere mano a questo bicameralismo cosiddetto perfetto, che a dire il vero tanto perfetto non è. Lasciamo che sia una sola Camera a legiferare, e adibiamo il Senato a rappresentare i bisogni e le istanze del territorio, coinvolgendovi Sindaci e consiglieri regionali che, di sicuro, non si ritroveranno a sovrapporre i propri incarichi.

2. Snellire il nostro apparato legislativo comporterà un risparmio di costi, ben inteso, oltre a una cospicua razionalizzazione dei tempi, i quali, specie quelli della politica, sono soliti rincorrersi velocemente: non possiamo permetterci di arrancare con strutture e processi legislativi ingombranti, lenti, inefficienti che altro non fanno che ridurre i decreti legge a un eterno rimbalzo tra una Camera e l’altra.

3. Pertanto, e qui la questione si aggrava, il rischio più grande che possa derivare da una mera valutazione di pancia in cabina elettorale è dato dal derubricare il quesito referendario a un focus group sulla simpatia di Renzi e sulla bontà del suo operato. Per esprimervi sul Governo Renzi, sull’efficacia e la pertinenza dei suoi interventi, diamoci appuntamento alle prossime consultazioni nazionali, quando potremo effettivamente compararne ogni singolo punto alle alternative di programma proposte dagli altri partiti: qui c’è in ballo un cambiamento epocale nell’assetto legislativo del nostro Paese, ed è l’ultima occasione per vederlo approvato.

4. In realtà, questo rischio sfocia già nello strumento, assolutamente smaliziato, di delegittimare Renzi: da Salvini a Fassina, da Beppe Grillo a Berlusconi, da Casa Pound alla Camusso a volti emergenti come quelli di Cirino Pomicino e D’Alema, molti di loro predicavano la rottamazione del sistema paritario già ben prima del Presidente del Consiglio, senza mai concretizzarla. Sono personalità che hanno predominato la scena politica negli ultimi decenni senza realizzare quel che ora promettono in caso di un ennesimo Governo tecnico che li vedrebbe protagonisti e che non porterà a nulla, se non una grave e inevitabile instabilità interna.

5. Non è vero che questa Riforma toglie rappresentatività al popolo: a dire il vero, dal Presidente del Consiglio al Presidente della Repubblica, nell’arco della storia repubblicana italiana ai cittadini in realtà non è mai spettato il diritto di votare direttamente le massime cariche di Stato. Così sarà per i nuovi Senatori, che saranno però rappresentanti del nostro territorio. Vi sarà maggiore potere decisionale in seno all’Esecutivo, questo sì: il decisionismo è il sale dell’efficienza delle istituzioni. Le derive autoritarie a cui molti alludono con enfasi apocalittica, esprimendo un vitale e improvviso bisogno di sovranità popolare, rappresentano forme di governo ben distanti dalla nostra democrazia rappresentativa, dalla nostra Repubblica parlamentare, e basta aprire e sfogliare un manuale di scienza politica per convincersene.

6. A proposito, per rispondere una volta per tutte a chi lamenta un’amputazione di potere ai cittadini: basteranno 150 mila firme per obbligare il Parlamento a introdurre nel dibattito alla Camera proposte di iniziativa popolare, e si abbasserà il quorum utile alla validità dei referendum abrogativi, che non riguarderà più il 50% degli aventi diritto al voto bensì la metà (più un singolo) del numero dei votanti alle precedenti elezioni politiche.

7. C’è questa concezione tutta italiana, forse per merito o per colpa di Roberto Benigni (comunque apertamente schieratosi per il Sì), che considera la Costituzione una Sacra Scrittura intoccabile e inviolabile, e il nuovo testo proposto dalla Riforma altro non è che un pasticciaccio brutto, per giunta scritto malissimo: in realtà l’efficacia e la pertinenza di quanto previsto dai nuovi articoli non si giudica dall’eleganza prosa, dallo stile, dalla forma. Servono contenuti precisi e puntuali, che sappiano rispondere alle esigenze istituzionali dei tempi che viviamo, e la Riforma ben si adegua a queste necessità di ordine legislativo.

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