Sessismo, questo bullismo non deve più ripetersi

Senato
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La vicepresidente di palazzo Madama: “Fuori questi comportamenti o fuori chi ne è responsabile”

Le decisioni del Consiglio di Presidenza del Senato di ieri vanno valutate attentamente e non limitandosi soltanto all’entità delle sanzioni, ma allargando la discussione al valore di quella riunione ed alleindicazioni generali che ha dato il presidente Grasso leggendone il verdetto.

Non ci si può limitare a discutere soltanto delle indagini e delle sanzioni, in una gara tutta strumentale tra chi avrebbe voluto di più e chi avrebbe voluto di meno.

In questo modo il rischio è far cadere tutto nel politicismo, perdendo di vista tanto la gravità dei fatti, quanto la fermezza nella risposta che il consiglio di cui faccio parte ha voluto che fosse chiara e netta nella comunicazione finale della riunione.

La situazione è grave perché si sono offese le istituzioni, dal Presidente alle Senatrici, e con loro si sono offesi le donne e gli uomini di tutto il Paese.

Gli attacchi sessisti cui abbiamo assistito sono inaccettabili e gravissimi, ed ancor più grave è che abbiano partecipato alla gazzarra in aula anche alcune onorevoli, raggiungendo un livello di barbarie e mancanza di rispetto non più tollerabile.

Parlare oggi solo delle sanzioni vuol dire contribuire a far dimenticare cosa è successo: le aggressioni verbali, i gesti, le offese; il tutto nel luogo principe delle istituzioni nazionali e nel momento in cui più forte dovrebbe sentirsi la responsabilità del ruolo che noi parlamentari ricopriamo: le votazioni sulla riforma costituzionale.

Che questi comportamenti vivano nelle aule così alte delle istituzioni è di una gravità assoluta: su di noi sono puntati gli sguardi della nazione intera, gli obiettivi delle telecamere, le aspettative di milioni di persone.

Che esempio diamo a chi ci guarda, ai ragazzi che ci vengono a visitare in aula, ai cittadini che da casa seguono i nostri lavori, alle donne e agli uomini di cui regoliamo la vita con le leggi che da qui vengono fuori mentre noi stessi non sappiamo seguire le banali regole del confronto civile?

Discutere solo di sanzioni oggi rischia di mettere in secondo piano tutto questo, e di non riuscire a porre rimedio al danno fatto. Serve un dibattito serio sulla violenza verbale e il sessismo. Perché di  questo si parla!

Un bullismo tra generi, cioè tra donne e uomini, che nasce anche dalla mancanza di argomenti e dalla incapacità di discutere nel merito delle questioni, ma che è oggi intollerabile e non deve più ripetersi.

Gesti e linguaggi sessisti, offensivi, calunnie, e aggressioni di varia modalità devono stare fuori da  queste aule e devono trovare in noi, in ciascuno di noi, un argine e un esempio anche nei confronti del Paese.

Per questo l’imbarazzo non è sulla quantità delle sanzioni, ma di tutto il Senato ad ospitare atteggiamenti del genere e a stabilire, come recita il dispositivo del consiglio di presidenza, che “da questo momento nessuna deroga sarà consentita ai principi di correttezza dovuti al Senato ed ai suoi componenti”.

Un monito serio e autorevole, che non servirà forse ad evitare che atti del genere si ripetano, ma che è un avviso chiaro ai naviganti: o la violenza, verbale o meno, esce da queste aule, o, d’ora in poi, uscirete voi. E questa è una buona notizia.

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