Serve più centrosinistra, ma non con quell’accozzaglia rancorosa

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Il presidente del consiglio Matteo Renzi al termine della conferenza stampa nella sede del Partito Democratico sui risultati delle elezioni amministrative comunali, Roma, 06 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Renzi ha commesso degli errori nella campagna per le amministrative. Ora deve liberare il Pd dai potentati locali

 

È la prima volta che durante una tornata elettorale il premier-segretario commetta degli errori così marchiani. Mischiare la campagna referendaria con le amministrative è stato un suggerimento politico-propagandistico malaugurato che incredibilmente Renzi ha accolto e fatto suo non capendo così di restringere il potenziale elettorale dei candidati sindaci nelle città. Per il ballottaggio ci si dovrà concentrare espressamente sulle proposte e i destini della città al voto, non certo incoraggiare e fomentare ben prima del tempo il tutti contro Renzi.

Inoltre dovrà essere affrontato definitivamente il caso Pd, partito contemporaneamente di lotta e di governo. Non è più possibile infatti procedere in questo modo, è necessaria una gestione condivisa e collegiale del partito e del governo, responsabilizzando direttamente anche la cosiddetta minoranza interna ed evitando ulteriori strappi e scontri al calor bianco con le realtà vicine al campo largo del centrosinistra, in primis il mondo del lavoro.

Il risultato del Pd è quello che più di tutti può essere analizzato in una prospettiva nazionale, è infatti l’esempio plateale di cosa significhi destrutturare un partito, renderlo schiavo di potentati e correnti locali, non essere in grado di proporre candidature credibili e progetti di visione. Diventare in definitiva un “comitato di potere” che si crede pigliatutto ed invece è profondamente residuale nella dinamica elettorale. Ecco un vero campanello d’allarme che dovrebbe interessare il gruppo dirigente renziano.

La sinistra a sinistra del Pd non esiste e non esisterà mai, è solo un’inutile perdita di tempo politicistica: le batoste elettorali stanno lì a dimostrare quanto sia inconsistente molto del dibattito che si vive nel mondo autoreferenziale del circo mediatico-politico. Un’accozzaglia di ceto politico invecchiato male, sconclusionato, capace di tradire oltre vent’anni di scelte fondamentali della sinistra italiana solo per una battaglia rancorosa contro l’attuale segretario del Pd e premier Matteo Renzi. Qualsiasi ragionamento politico, alleanze o similia, con questa minoranza di testimonianza e di reduci privilegiati è solo perdita di tempo, lo capiscano anche gli oppositori interni nel Partito democratico. Non esiste un’alternativa di governo a sinistra del Pd.

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