Anoressica a tua sorella

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(Del perché la via all’emancipazione femminile per via del deprecare le donne ha fatto il suo tempo)

Ieri Michela Murgia, affermata scrittrice italiana, con ambizioni politiche di minore fortuna del suo impegno letterario, intellettuale in via di definizione, prossima alla pubblicazione di un nuovo romanzo, è incappata in una rivista di moda. Non so se fosse la prima volta, non so se invece sia una lettrice assidua di queste pubblicazioni, fatto sta che dopo avere visto una copertina che non le pareva sopportabile, ha affrontato con piglio deciso da vendicatrice dei diritti femminili Marie Claire e ha scritto una nota indignata che ha consegnato ai social network perché si ponesse fine allo sconcio.

-1  Michela Murgia - Foto del diario

 

La copertina incriminata ritrae una modella esile, con uno sguardo tra il provocatorio e l’annoiato, è vestita di jeans e maglia a collo alto, in una posa piuttosto classica di icona rock esistenzialista.  Ora, tutto questo è parso alla Murgia meritevole di una tirata delle solite contro lo sfruttamento di immagini deteriori del corpo femminile,  contro la costruzione di immagini alle quali ogni donna dovrebbe sapersi opporre fieramente. Fin qua una roba un po’ banale che sa di femminismo d’antan ma tant’è, è materia che ha ancora un suo pubblico (di solito attempatello, ma va bene). Il punto è che la scrittrice sarda a corredo delle sue argomentazioni, piuttosto brevi, “Quando cominceremo a reagire sul serio e tutte insieme alla costruzione di una simile idea di donna?” (non so se evochi la rivoluzione o più modestamente un tè fra amiche), se ne esce con un “Per completare il disgusto casomai non bastasse, ci sono anche le giustificazioni della direttrice”. Allora, chi scrive ha avuto modo di interloquire con la Murgia che si è affrettata a chiarire che il disgusto riguardava l’immagine,  il “messaggio” e mai e poi mai il corpo della povera modella, che ovviamente nei commenti delle affezionate follower della scrittrice sarda era tutto un bersaglio di amenità che passavano dall’ “è drogata”, “è anoressica, come tutte le modelle” “è rachitica” “è un’immagine di morte”, così, tanto per parlare di concetti astratti.

Ora, prendendo per buono l’intento semiotico della Murgia, tutto rivolto a questioni di principio e senza alcuna acrimonia nei confronti della ragazza in foto, ci dovremmo interrogare sulla legittimità di certe invettive, che loro malgrado coinvolgono una donna reale, una persona, ma non solo. Riguardano milioni di donne spesso a disagio col proprio corpo adolescente ed esile, che non hanno il seno di una maggiorata,  che non hanno le forme di una diva sexy. È un’idea di emancipazione femminile, quella della Murgia,  offensiva e pericolosa, perché passa per quella pratica di body shaming (l’insulto a vergognarsi del proprio presunto difetto fisico) che è una delle derive peggiori della cultura del nostro tempo.

Ed è un errore culturale, perché se quella stessa foto avesse ritratto una donna in sovrappeso (passibile, secondo questo metro di infamia, di accuse di obesità, a rischio di diabete, pessimo esempio per le giovani generazioni) io credo che il linguaggio stereotipato del femminismo per categorie estetiche avrebbe plaudito alla scelta di un’immagine finalmente “normale” e piacevolissima.

La verità per me è che un patrimonio delle donne contemporanee è quello di avere capito che la bellezza sta nelle forme più diverse del nostro corpo, sia esile, sia abbondante, sia rugoso, sia smagliante. E che lo sparare su una ragazza giovane a colpi di pubblico “disgusto” pensando che non sia reato, solo perché svolge una professione socialmente ambita e prestigiosa, è un altro svarione culturale. Chi scrive era un’adolescente magrissima, intimidita di fronte al fiorire di corpi di coetanee che mostravano segni di una femminilità prorompente, portava i jeans e i maglioni più o meno come la modella nella foto, non si piaceva.  L’ultima cosa che avrei voluto leggere è il disgusto di una scrittrice famosa per aver visto le mie braccia esili e le miei fianchi da maschietto. Penso alle ragazze magre e insicure di oggi che hanno visto quel post di Michela Murgia, e dico a loro, fregatevene, tutta invidia.

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