Quel ‘benaltrismo’ che immobilizza il Paese

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L’Italia nel 2013 ha sfiorato una crisi democratica gravissima. Oggi ne può uscire con una revisione della Costituzione equilibrata

Il testo della prossima legge di Bilancio è partito per Bruxelles, ma non ancora per la Camera dei deputati. Tra qualche giorno potremo leggere il testo e i dettagli di una manovra che si colloca in un passaggio cruciale della vita politica e istituzionale del nostro Paese. Qualcuno, ultimo in ordine di tempo il senatore Monti che addirittura ne fa discendere il No al referendum, critica la Legge di Bilancio per il 2017 per essere troppo “generosa” con imprese, famiglie, pensionati. In una parola per non aver tagliato la sanità, per aver cercato di dare una risposta a fasce di cittadini in difficoltà o a imprenditori che hanno voglia di investire in ricerca e innovazione tecnologica. Si dice: lo si fa per prendere voti. E anche se fosse? È la democrazia, bellezza! Mi verrebbe da dire.

Il governo, questo governo ha fatto in pochi anni molte riforme, alcune complesse e non immediatamente popolari. Non ho visto molti, neppure il senatore Monti, difenderle di fronte ad un’opinione pubblica accigliata e insicura, preoccupata per il futuro dei figli e non di rado attratta dal messaggio antipolitico di chi dice sempre di no. Faccio spesso una prova in molte platee: parlo della necessità del cambiamento, dell’urgenza di avere un paese più dinamico ed efficiente, di dare certezza al cittadino nel rapporto con la Pubblica Amministrazione o con il sistema della Giustizia, di premiare il merito e punire i furbetti… Tutti i presenti annuiscono e si mostrano d’accordo. Appena faccio un esempio concreto del cambiamento necessario vedo qualcuno che arriccia il naso e scuote la testa. Capisco di aver toccato il suo mondo, di aver cominciato proprio da lui/da lei. Ecco, questo è lo spirito dei tempi: tutti dicono che bisogna rinnovare, rivoluzionare, cambiare radicalmente ma poi quando ci si prova concretamente in tanti si tirano indietro perché “non basta”, “non è così che si fanno le riforme”, ” servirebbe ben altro”, “bisognava partire da un’altra parte”. Ma così non si cambierà mai nulla e soprattutto così la politica e le istituzioni rinunciano a fare il loro mestiere!

Sulla riforma costituzionale tra l’altro la politica ha scelto di cominciare da sé stessa, di provare a semplificare il circuito istituzionale e il procedimento legislativo, di rendere il Parlamento più efficiente per poter fare leggi e prendere decisioni in maniera più veloce, più rispondente alla rapidità con cui nella società e nel mondo problemi e opportunità si presentano. L’Italia nel 2013 ha sfiorato una crisi democratica gravissima. Oggi ne può uscire con una revisione della Costituzione equilibrata che ha a mio avviso molti pregi, indubbiamente più numerosi dei possibili difetti.

La Legge di Bilancio deve essere analizzata in Europa e dall’Europa e questo è un bene. Siamo parte dell’Unione, crediamo che il progetto europeo sia indispensabile per mantenere pace e benessere al nostro continente, siamo convinti che una comune disciplina di bilancio sia un fattore di coesione e che sia possibile ritrovare le ragioni per affrontare insieme le situazioni di crisi e di conflitto ai confini dell’Europa e la straordinaria emergenza dell’immigrazione e dei profughi. Solidarietà e visione comune non sono però scontati e l’Europa degli Stati ha mostrato più volte in questi anni il volto della chiusura e dell’egoismo. D’altra parte le politiche di austerità nella crisi economica e sociale hanno contribuito non poco a creare scetticismo e sfiducia verso le istituzioni comunitarie.

Il governo, e il ministro Padoan in particolare, hanno fatto il possibile per spiegare ai partner europei l’impianto della manovra, per evidenziare l’impatto di eventi straordinari come il terremoto e la gestione dei flussi migratori e credo non sia impossibile trovare comprensione e un ragionevole assenso sulle scelte di fondo della nostra Legge di Bilancio.

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