Senza il sud l’Italia non riparte. Spetta al Pd vincere questa partita

Mezzogiorno
Il ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio con il presidente dell'Anas, Gianni Vittorio Armani, inaugurano il nuovo tratto dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria compreso tra la galleria del Fossino e lo svincolo di Laino Borgo, tra le province di Cosenza e Potenza a Laino Borgo, 24 luglio 2015.
ANSA/Clemente Angotti

Senza il sud l’Italia non riparte, ma senza un impegno concreto del Pd e del governo il sud non può ripartire

L’anticipo del rapporto annuale dello Svimez ha riportato al centro del dibattito nazionale il tema del Mezzogiorno. I numeri descrivono un sud sempre più lontano dal Nord e dall’Europa, descrivono le difficoltà e le condizioni di una terra abbandonata a sé stessa per troppo tempo. In un anno e mezzo di governo Renzi il Mezzogiorno non è stato al centro del dibattito nazionale, o meglio non è stato inserito tra le priorità del governo, eppure il tema dello sviluppo e della crescita del Mezzogiorno non è meno importante della riforma Rai o della Scuola solo per citarne alcune.

Malgrado la non centralità, diverse sono state le crisi aziendali risolte ultima tra questa la Whirpool, a Melfi la Fiat ha ricominciato a produrre e ad assumere, particolare attenzione è stata data al caso Ilva, diversi sono i contratti di sviluppo sottoscritti da Invitalia e notevole è stata l’azione del Fondo Strategico d’Investimento che sta cercando di orientare gli investimenti stranieri al Sud. Sono piccoli passi, piccole azioni che servono a ridare fiato ad una terra che da tempo ha smesso di credere alla forza innovatrice della politica e ad avere fiducia nello Stato.

Nonostante il segno più del Pil dopo tanti anni di segno meno, al nord come al sud la disoccupazione aumenta e gli incentivi e le nuove regole introdotte col Jobs Act sembrano solo un palliativo. Il ministro Delrio durante un’intervista qualche settimana fa ha dichiarato che è pronta una “Grande officina del sud”, 70 miliardi di investimenti(40 miliardi di fondi Ue e 30 miliardi di fondi italiani del Fondo sviluppo e coesione) e che entro l’estate sarà chiuso un accordo di partenariato con la Ue che prevede degli investimenti in settori mirati. Il segretario Renzi ha convocato una direzione Pd ad hoc.

Spetta al Pd giocare e vincere la partita del rilancio del sud e dell’Italia. Il Pd dal primo giungo governa tutte le Regioni del Sud, oltre 21 milioni di cittadini che hanno affidato alla nostra classe dirigente il futuro e la speranza di un pezzo d’Italia. Bisogna stipulare con governo, regioni, comuni e forze sociali e produttive un patto per il sud. Serve un cronoprogramma, così come è stato fissato per le riforme, sulle opere da realizzare e gli obiettivi da raggiungere. Il voto delle europee e il voto delle regionali sono un voto di speranza, ma la speranza senza la concretezza della politica diventa rassegnazione e rifiuto nei confronti di una politica che non decide e che rimane arroccata nel palazzo.

Il sud ha bisogno di investimenti pubblici, non a pioggia, ma mirati che servono per ridurre il gap infrastrutturale e di competitività con il resto del Paese e dell’Europa. Non possiamo intitolare il FrecciaRossa 1000 a Pietro Mennea, la freccia del sud, se l’alta velocità si ferma a Salerno; non possiamo trasportare le merci sui treni se il tempo di percorrenza è più lungo rispetto a quello percorso negli anni ’80; non possiamo attrarre turisti se la SS 106 Ionica nella zona dell’alto cosentino e del crotonese è ancora quella costruita da Mussolini; non serve investire nei porti per l’ammodernamento di quest’ultimi se poi le merci una volta arrivate in porto non sanno dove andare perché stanno più tempo sui camion o sui treni che in mare.

Possiamo continuare a liberalizzare il mercato del lavoro e a concedere sgravi fiscali ma se un territorio non ha infrastrutture, le imprese una volta prodotte le merci come le smistano in Italia, in Europa, nel mondo se i collegamenti sono quelli che sono?

Se da un lato serve ridurre il gap infrastrutturale, dall’altro serve un maggior coordinamento tra Invitalia e Fondo Strategico per attrarre capitali stranieri e cercare di creare un ambiente favorevole nei confronti degli investitori e delle imprese, semplificando e sburocratizzando le procedure.

Per fare ciò occorre individuare dei settori su cui investire e puntare, serve una politica industriale di medio e lungo periodo in modo da poter creare buona occupazione, creare delle sinergie e dei partenariati con le università, gli enti di ricerca del territorio, i poli d’eccellenza.

Per fare ciò serve l’impegno di tutto il partito, del premier-segretario Renzi per ridare speranza e fiducia a tutte le persone che hanno deciso di restare, di ritornare, di investire qui. Lo dobbiamo prima a loro e poi all’Italia, perché senza il sud l’Italia non riparte.

 

Oreste Sabatino
Coordinatore della segreteria Gd Pisa Resp. Europa ed Esteri Gd Toscana

 

 

 

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