Calderoli, uomo solo

Riforme
Roberto Calderoli in aula del Senato durante la discussione sulle riforme Costituzionali, Roma, 17 settembre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Quali problemi ha un uomo che si eccita a maneggiare algoritmi “per complicare la vita all’avversario”? Non è ostruzionismo, è una bravata

Cosa spinge un uomo di 59 anni a proporre 82.730.460 emendamenti? Quali problemi ha un uomo che si eccita a maneggiare algoritmi, a scandagliare nelle logiche matematiche, infine a scaricare sul suo pc questi 82 milioni e passa di emendamenti? Cosa muove quell’uomo? Solitudine? Noia? Ansia? Insicurezza?

Roberto Calderoli sembra l’Uomo in bilico di Saul Bellow, sospeso fra un sostanziale nulla e un frenetico qualcosa; o un personaggio di Billy Wilder, sì in apparenza fa sorridere ma ha uno spesso fondo di malinconia. Perché c’è qualcosa di intimamente triste in un ex ministro (anche della Semplificazione normativa, ironia della sorte!) che si balocca a far danno – come quando si è bambini: uno, due tre…casino! -, anzi di tragico. Va immaginato nella sua casetta di Bergamo forse seduto per terra appunto come i bambini col trenino a sudacchiare alle prese con tre algoritmi congiunti, frutto – ha detto lui stesso – di “anni di esperienza, quelli che ho trascorso a scrivere emendamenti, a escogitare modi per moltiplicarli e complicare la vita all’avversario”.

Ecco, un uomo che non dorme la notte “per complicare la vita all’avversario” ricorda più il Robert De Niro di Taxi driver (“Ma dici a me? Non ci sono che io qui…”) che un senatore. Evoca piuttosto certe figure di astiose vecchine che tramano dietro le finestre dei loro casolari di campagna come nelle storie di Mauriac o di taluni romanzoni inglesi dell’Ottocento. O per venire a noi la suocera di Alberto Sordi – ci scusi, senatore, parliamo di Roma – che mette continuamente i bastoni fra le ruote al genero.

Eh sì – direbbe Moretti – con uno così siamo in un film di Alberto Sordi, quando la realtà supera la fantasia e l’inquilino del piano di sopra crede di diventare un grand’uomo e se ne inventa di tutti i colori pur di stupire ma inevitabilmente finisce come quel vecchio clown di Chaplin che fa più piangere che ridere.

Dicono che è legittimo ostruzionismo? Ma Giancarlo Pajetta si starà rivoltando nella tomba, quelli sì che facevano filibustering vero – per non dire dei radicali, da ragazzi vedevamo Pannella, Spadaccia, Roccella farla sul serio, la battaglia parlamentare, e immaginiamo cosa possa pensare Marco Boato, recordman della durata dell’intervento – una volta stenografato riempì sedici volumi di cui gentilmente la Camera gli fece dono per Natale.

Questo di Calderoli Roberto, 59 anni, da Bergamo, non è ostruzionismo, non è legittima lotta politica, quella si fa con proposte chiare, motivate, comprensibili, si fa discutendo, cercando consenso, persuadendo e trovando le soluzioni. No, questa è bravata da militari in libera uscita, è sberleffo da ultimo giorno di scuola, è trucchetto da illusionista di provincia. Che peraltro non porterà a nulla, perché tutti sanno che questi 82 milioni di emendamenti prenderanno la strada del cestino, che, a pensarci bene, è la più consona e che, lo speriamo per lui, forse ha contibuito ad alleviargli la noia dei lunghi pomeriggi di un’estate troppo calda.

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