Sembra un déjà vu, non ripetiamo l’errore fatto in Liguria

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La battaglia politica si fa al Congresso, non sulla pelle del Paese

Lunedì ho partecipato alla Direzione Nazionale del Pd. Ho avuto come un déjà vu. Mi pareva di aver già vissuto quel momento con una minoranza interna tutta impegnata a creare un clima per la sconfitta. Un film già visto, che ho vissuto sulla mia pelle in Liguria nel 2015.

C’è nel PD una minoranza che non si rassegna ad essere tale. Del tutto legittimo, certo. Il punto è che la battaglia politica interna non può giocarsi a spese del Paese. Come ormai quasi due anni fa si è giocata sulla pelle dei liguri. Questa volta non deve accadere.

Il continuo rilanciare, l’appello a una presunta alleanza di centrosinistra di governo (senza capire con chi), la perenne tensione non fanno altro che generare smarrimento nel nostro elettorato. E anche su un appuntamento fondamentale come il referendum sulle riforme costituzionali del prossimo 4 dicembre è in atto questo balletto.

Il tentativo di trasformare il referendum in un voto sulla legge elettorale è un’operazione poco rispettosa del nostro elettorato e degli italiani. Se si racconta ad un elettore di sinistra, che da più di 30 anni aspetta le riforme costituzionali, che quelle proposte dal governo Renzi, e votate per ben tre volte in Parlamento anche dagli odierni indignati, alterano , assieme all’Italicum l’equilibrio democratico, il nostro elettorato può solo disorientarsi.

La minoranza sta facendo questo gioco cinico. Lunedì in direzione è stato evidente a tutti. Il re è nudo: di fronte a concrete aperture su legge elettorale e Senato, ancora una volta, la minoranza interna ha detto … Vedremo.

C’è un tempo (e dico anche un luogo) per ogni cosa. C’è il tempo per la battaglia congressuale, c’è il tempo per la discussione interna, e poi c’è il tempo della responsabilità politica di fronte al nostro elettorato, ma soprattutto di fronte al Paese.

E questo è quel tempo. In gioco c’è il Paese, il funzionamento della nostra democrazia, il rafforzamento delle nostre istituzioni democratiche in un’epoca di populismo dilagante. Per combattere i populismi non possiamo fare una legge che impedisca loro di vincere, ma dobbiamo batterli con la politica.

La vittoria del Sì al referendum del 4 dicembre è parte fondamentale di questa  risposta politica al populismo.

Il 4 dicembre si vota per quelle riforme istituzionali che noi, dico noi, da decenni diciamo essere un punto fondamentale per il rilancio dell’Italia.

Sbloccare il Paese dopo trent’anni è  la nostra battaglia per affermare il principio che in questo Paese c’è una politica che ha a cuore le sorti dei cittadini, un luogo utile all’Italia, il solo capace di assumersi responsabilità verso il Paese: il Pd.

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