Sei mesi senza Giulio Regeni: continua la lotta per la verità

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Paola Regeni in occasione di una conferenza stampa al Senato, Roma, 29 marzo 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Da quell’appuntamento a casa di amici al tragico ritrovamento: le tappe di una storia complicata e dolorosa

Sono passati sei mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni, sei mesi ancora senza verità, ma l’attenzione sul caso del giovane ricercatore italiano non può e non deve cadere. Per questo Amnesty international ha annunciato per questa sera a Roma una fiaccolata, lanciando un appello a partecipare a tutti i cittadini. “Lunedì 25 luglio – scrive l’organizzazione – saranno trascorsi sei mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo. Nonostante siano passati 180 giorni, la verità su quanto accaduto al giovane ricercatore italiano è ancora lontana”.

“Il 25 luglio alle 19.41, orario della scomparsa di Giulio Regeni, tante fiaccole saranno accese per ribadire la necessità di fare luce sulla sua terribile morte”, spiegano Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e Cild e Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

Le tappe di una storia complicata

È il 25 gennaio quando il giovane, originario di Fiumicello, vicino Udine, scompare mentre si sta recando ad una cena a casa di amici. E’ il giorno dell’anniversario della rivoluzione egiziana che cinque anni prima aveva portato alla caduta dell’allora presidente Hosni Mubarak.

A piazza Tahrir, epicentro della rivolta popolare del 2011, Giulio Regeni ha appuntamento con alcuni amici per andare a casa di Kashek Hassamein, sociologo e intellettuale, considerato uno degli ideologi del dissenso al regime.

Sono le 19:45 quando, dal quartiere di Dokki in cui abita, il 28enne italiano esce di casa per raggiungere gli amici ad un appuntamento ad un caffè nei pressi del museo egizio a cui non arriverà mai. Di lui, dopo appelli e ricerche, verrà ritrovato solo il corpo, abbandonato in un fossato lungo l’autostrada Cairo-Alessandria. Sul cadavere martoriato – rinvenuto il 3 febbraio – sono evidenti segni di tortura, ecchimosi e ustioni da sigaretta. La madre di Giulio dirà: “Sul suo volto ho visto tutto il male del mondo”. Questo è tutto ciò che c’è di sicuro, il resto sono solo ipotesi, depistaggi e supposizioni che aspettano ancora di essere sbrogliate.

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